Camilleri: si a siciliano a scuola, ma difendiamo l’italiano dall’inglese

Il siciliano si studierà a scuola
Ma gli scrittori bocciano la legge

La commissione Cultura del parlamento regionale approva un disegno di legge che prevede lezioni di dialetto in ogni istituto di ordine e grado. Scettici gli autori dell’Isola. Consolo: "Una bella regressione sulla scia dei lumbard". Camilleri: "Salvaguardiamo l’italiano"
di TANO GULLO

http://palermo.repubblica.it/cronaca/20 … -14607409/

Il dialetto, quello che una volta in classe veniva censurato a suon di bacchettate, non è più un tabù e tra poco potrebbe diventare materia scolastica a tutti gli effetti. La proposta di legge che porta la firma di Nicola D’Agostino, dell’Mpa, approvata ieri all’unanimità dalla commissione Cultura del Parlamento regionale – che prevede per due ore a settimana "la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e della lingua siciliane nelle scuole di ogni ordine e grado" – ha scatenato subito una ridda di polemiche.

Il più critico è lo scrittore Vincenzo Consolo, il quale vede in questa iniziativa una deriva leghista: "Ormai siamo alla stupidità. Una bella regressione sulla scia dei "lumbard". Che senso hanno i regionalismi e i localismi in un quadro politico e sociale già abbastanza sfilacciato? Abbiamo una grande lingua, l’italiano, che tra l’altro è nata in Sicilia: perché avvizzirci sui dialetti? Io sono per la lingua italiana, quella che ci hanno insegnato i nostri grandi scrittori, e tutto ciò che tende a sminuirla mi preoccupa".

Andrea Camilleri, che dal dialetto ha attinto a piene mani per caratterizzare i personaggi che orbitano intorno al commissario Montalbano, guarda con attenzione ma anche con cautela al disegno di legge che a maggio potrebbe essere approvato dal Parlamento siciliano: "Se rimane entro certi limiti e non asseconda istinti leghisti, va bene. Per essere chiari, sarebbe deleterio legiferare l’obbligatorietà del dialetto. Abbiamo una lingua, l’italiano, che al 90 per cento è stata l’artefice dell’unificazione del Paese, e dobbiamo salvaguardarla. I dialetti sono una grande risorsa per la lingua madre e tali devono restare. Esistono solo perché c’è un idioma condiviso da tutti. Ad esempio, invece di saccheggiare le lingue straniere, basti vedere l’abuso di anglismi oggigiorno, potremmo attingere ai nostri dialetti per innervare l’italiano e per salvare la nostra memoria. Ed è quello che io faccio nei miei romanzi".

Via libera da Enzo Sellerio: "Mi sembra una cosa giusta. Il dialetto e l’approfondimento della nostra storia sono un argine al dissolvimento della memoria. Abbiamo bisogno di tramandare quel che siamo stati e siamo. A patto però di non dimenticare che la Sicilia è parte di un contesto più ampio e, soprattutto, che questo insegnamento non sia a scapito della lingua e della storia d’Italia".

Il più insigne linguista siciliano, Giovanni Ruffino, docente alla facoltà di Lettere a Palermo, esprime grandi perplessità sulle procedure: "Chi hanno consultato gli estensori della legge? Non mi risulta che abbiano coinvolto gli specialisti o il mondo della scuola, il che non depone certo a loro favore. Le problematiche linguistiche e scolastiche non si possono affrontare a cuor leggero. E allora, bene l’iniziativa, ma a patto che ora si proceda con gli strumenti della scientificità. Negli anni Ottanta una legge che introduceva lo studio della cultura e della lingua siciliana nelle scuole durò cinque anni, poi non venne rifinanziata e cadde nel vuoto. La nuova norma potrà funzionare se i docenti verranno formati adeguatamente e se il "siciliano" non verrà relegato in una nicchia".

Ruffino, che all’Università argentina di Rosario sta mettendo a fuoco una disciplina sulla cultura siciliana, aggiunge: "Lo studio del dialetto e della nostra identità deve attraversare ogni disciplina, deve coinvolgere, oltre alla storia e alla lingua, anche le scienze e il resto".

L’onorevole D’Agostino è convinto che la legge verrà approvata entro l’estate: "Non comporta alcun aggravio di spese – dice – e poi c’è una convergenza trasversale in aula. Tra l’altro, senza stravolgere nulla, potremmo usufruire del 20 per cento del monte ore scolastico che la legge Moratti prevede per l’autonomia didattica dei vari istituti. Questa legge ci consentirà di conoscere meglio la Sicilia, la sua lingua e di approfondire alcuni aspetti controversi della nostra storia. La storia, a cominciare dall’Unità d’Italia, non è come ce l’hanno raccontata, ed è giusto quindi agire per riappropriarci di quel che ci spetta".

Argomenti che suscitano il dubbio di Consolo: "Non è che con questa legge si vuole aprire una breccia per dare la stura a un pernicioso revisionismo?".

La Repubblica 7 aprile 2011

1 commento

  • Dialetto siciliano nelle scuole approvata la legge all’Ars

    Latino, inglese, matematica e siciliano. Si studierà il dialetto nelle scuole dell’Isola. L’Assemblea regionale ha approvato ieri sera la legge che istituisce il "siciliano" tra le materie da studiare. Il testo è stato presentato dal deputato del Movimento per l’autonomia Nicola D’Agostino.
    Approvazione bipartisan per la norma, in linea col nuovo clima di dialogo tra maggioranza e opposizione che si respira nel parlamento regionale, che sempre ieri sera ha varato la legge sulla formazione professionale per la gestione del personale in esubero negli enti.
    Ma gli scrittori bocciano la legge
    "Siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni – commenta a caldo il governatore Raffaele Lombardo – Per questo sono orgoglioso di questa legge che preserva il nostro immenso patrimonio storico e letterario, ponendo le premesse per renderlo parte integrante dei processi formativi delle nuove generazioni".
    La legge prevede l’insegnamento delle nuove materie nelle scuole elementari, medie e superiori. Toccherà adesso all’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, concordare con gli organismi scolastici le forme per applicare la legge nelle scuole, attraverso il coinvolgimento dei dirigenti e dei docenti. "Si tratta di una norma a costo zero per la Regione siciliana – dice il parlamentare D’Agostino – perché le materie che saranno proposte rientreranno nelle quote degli attuali piani obbligatori di studio riservate dalla legge Moratti alle Regioni, senza aumento dell’orario scolastico".
    Il provvedimento è stato votato anche dall’opposizione. Per il capogruppo di Forza del Sud, Titti Bufardeci, "questa legge non fa che regolamentare una disposizione che il governo nazionale ha diramato ed è importante per far conoscere nelle scuole siciliane la storia e la lingua siciliana". Dice il vicecapogruppo del Pdl, Salvo Pogliese: "Essere fieri delle proprie radici è la migliore testimonianza della valenza culturale di un popolo".
    (Da http://palermo.repubblica.it, 19/5/2011).

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