Buoni motivi per imparare la lingua italiana.

La lingua italiana si aggiudica il quarto posto nel mondo. di Antonella Gioia. L’italiano si aggiudica il quarto posto tra le lingue più studiate nel mondo, dopo inglese, spagnolo e cinese. Nel 2014 gli studenti internazionali erano circa un milione e mezzo, ma negli ultimi due anni si sono superati i 2 milioni e 300 mila. Nel corso dell’assemblea degli “Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo”, tenutasi lo scorso Ottobre a Firenze, sono emersi dati interessanti: il 55 % degli studenti di italiano nel mondo studia la nostra lingua a scuola, mentre 324.386 persone lo fanno al di fuori di contesti scolastici. Tra i Paesi con il più alto numero di studenti italiani, spiccano Germania, Stati Uniti e Argentina, mete storiche di emigrazione. Secondo l’università di Princeton, ci sarebbero almeno 10 motivi per cui vale la pena imparare l’italiano: conoscere la nostra lingua, infatti, sarebbe di grande utilità per intraprendere una carriera in diversi ambiti; ciò grazie al primato vantato dall’Italia nelle arti culinarie, interior design, moda, graphic design, progettazione di mobili, produzione di macchine utensili, robotica, macchine elettromeccaniche, costruzione navale, ingegneria spaziale, macchine edili e attrezzature di trasporto. L’italiano, inoltre, è l’idioma che più si avvicina al latino, e poiché l’inglese deriva il 60 % del suo vocabolario dalla lingua degli antichi Romani, se ne deduce che imparare l’italiano favorisce l’apprendimento dell’inglese. La lingua di Dante viene definita come una delle più belle e sonore ma, soprattutto, romantiche. Sarà dunque anche questo aspetto che avrà contribuito alla crescita dal 15 al 20 % del tasso di iscrizione a corsi di lingua italiana negli Stati Uniti, i quali preferiscono l’italiano allo spagnolo, tedesco e francese. Dianne Hales ha voluto dedicare un’intera opera all’italiano, dal titolo “La bella lingua”; a suo avviso, “l’italiano apre le porte a tutto: quando si studia la “bella lingua”, si impara anche sulla storia, l’arte, la musica, la religione, cibo, moda, cinema, scienza, tutto ciò che la civiltà occidentale ha creato. E se non sei nato italiano, la lingua può essere un passaporto per l’esplorazione dell’anima italiana”. Il “made in Italy” continua ad essere un marchio riconoscibile, rispettato e ricercato a livello globale, in primo luogo perché, secondo l’UNESCO, in Italia si concentra la maggior parte del patrimonio culturale del mondo: tutto il suolo italiano è impregnato di storia, arte, letteratura, che fanno del Bel Paese la quinta meta turistica internazionale. La promozione del made in Italy, però, non si nutre solo del passato, anzi: moda, design, musica ed enogastronomia rappresentato i settori di maggiore fascino ed attrattiva, soprattutto per le fasce più giovani. L’italiano è la seconda lingua più usata al mondo, dopo l’inglese, nelle insegne commerciali e nella presentazione dei prodotti: le imprese nordamericane, europee ed asiatiche, per sponsorizzare i prodotti, si servono di nomi italiani o di immagini che rievocano la tradizione italiana nella mente del consumatore. L’italiano, dunque, sarebbe testimonial di qualità, oltre che di predisposizione al godimento dei piaceri della vita; una lingua imponente non solo nella letteratura, ma anche nel marketing. Il viceministro degli Esteri Mario Giro afferma che l’italiano è una lingua emozionale, che parla al cuore e non è tecnica come può sembrare invece il tedesco. L’italiano non è una lingua di potere, bensì di “soft power”, di potere morbido, a metà tra il bastone (la forza bellica) e la carota (ricompensa utilitaristica): è la lingua della diplomazia, delle arringhe maestose, della persuasione. In merito all’importanza dello studio della lingua italiana all’estero, il ministro Gentiloni si è così espresso: “La lingua è il veicolo attraverso cui passano la nostra cultura, i nostri valori, la nostra visione del mondo. Fa parte a pieno titolo della promozione di quello che chiamiamo Sistema Paese. Le ragazze e i ragazzi che oggi studiano l’italiano saranno, domani, i turisti che visiteranno il nostro Paese, i consumatori che apprezzeranno il made in Italy, gli imprenditori che investiranno in Italia, i cittadini del mondo che amano la nostra cultura e il nostro stile di vita”. A stupirsi del traguardo raggiunto dall’italiano sono soprattutto i cittadini della penisola, i quali, troppo spesso, considerano la propria lingua con superficialità provinciale, ritenendola poco affascinante e, soprattutto, di dubbia utilità pratica. Ancora una volta, il resto del mondo ha saputo valorizzare un potenziale che l’ingenua Italia non aveva considerato adeguatamente. Per dirla con Schopenhauer, “con l’Italia si vive come con un’amante: oggi in furibondo litigio, domani in adorazione”. Chissà perché gli italiani non riescano ad arrivare mai alla fase del “domani”… (Da secolo-trentino.com, 18/11/2016). {donate}

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