Bufera sulla Società Dantesca

Armi affilate per l’Alighieri

In vista del centenario bufera sulla Società Dantesca

di Giovanni Nardi

Che aria si respira, nelle antiche stanze del Palagio dell’Arte della Lana, lo storico edificio fiorentino dove ha sede la Società Dantesca Italiana? Un’aria vecchia e stantia, come dicono i detrattori dell’attuale dirigenza, oppure quella fresca di una Società al passo con i programmi e coi tempi, come sostengono i difensori? La disputa è delicata assai, stante il fatto che Dante è tuttora, per l’Italia, una delle bandiere che si sventolano con maggior passione; e che il settimo centenario della morte, anniversario da cui il mondo letterario si attende giustamente risultati concreti, non è poi così lontano.

Il sesto centenario portò, auspice Michele Barbi, alla pubblicazione dell’edizione completa delle opere di Dante; si riuscirà, nel 2021, ad avere l’Edizione Nazionale, ossia il testo definitivo, filologicamente ineccepibile, di tutti i suoi scritti? Ne dubita fortemente Enrico Malato, ordinario di letteratura italiana all’Università di Napoli ‘Federico II’, presidente del Centro Pio Rajna e attivo editore (è proprietario della ‘Salerno’ e dell’ ‘Antenore’), il quale ha appena dato alle stampe un acuminato pamphlet che sotto l’anodino titolo “In difesa della Società Dantesca Italiana” in realtà è un duro atto d’accusa degli attuali dirigenti, che avrebbero dimenticato l’impegno e gli scopi della Società, nata nel 1888, fin dagli albori e nella fase intensamente produttiva del secondo dopoguerra, fino al compimento del mandato presidenziale di Gianfranco Contini (1968).

Da allora, sostiene Malato, “la Società è andata incontro a un progressivo rallentamento del suo ritmo”: “si è spento lo spirito societario che aveva visto l’impegno cooperativo di tanti studiosi giovani e anziani, si è mandata a morire l’articolazione policentrica del sodalizio, concentrando tutto a Firenze, dove la Società si è andata raccogliendo in sé stessa, scoraggiando l’adesione di nuovi soci, discriminando tra quelli in atto, fino a immaginare l’adozione di un nuovo Statuto che – proposto all’insaputa di tutti, ideato e chiaramente finalizzato alla definitiva ermetica chiusura verso l’esterno – giunge a prevedere che non possono essere soci, e se lo sono decadono, coloro che ‘svolgano attività in concorrenza con quelle svolte dall’associazione’: cioè, non possono essere soci coloro che studiano Dante e fanno ricerca in campo dantesco!”. Malato sostiene che dell’associazione fanno parte pochi ‘dantisti’ ma molti enti e istituzioni varie, e che il nuovo Statuto introduce norme “mirate unicamente alla tutela del gruppo dirigente in carica e idonee a ostacolare ogni possibilità di ricambio, di apertura, di autentico confronto”.

A rispondere è Guglielmo Gorni, subentrato nel dicembre scorso alla quasi quarantennale presidenza di Francesco Mazzoni (divenuto presidente onorario). Gorni, ordinario di filologia italiana alla Sapienza di Roma, ricorda innanzitutto che per il completamento dell’Edizione nazionale manca parzialmente il Dante minore latino (“Epistole”, “Ecloghe” e “Questio”) e che a giorni uscirà per la Polistampa un volume di “Tutte le opere” coordinato da Domenico De Robertis e Giancarlo Breschi, per rinfrescare i fasti del 1921. Inoltre dal 2000 la Società Dantesca Italiana ha attivato il sito internet scientifico www.danteonline.it (oltre al proprio www.dantesca.it) con intenti di divulgazione e ricerca: vi si trovano tutte le opere di Dante con introduzioni critiche, varie versioni della vita del Poeta con ipertesti, una cronologia interattiva dell’epoca dantesca, la biblioteca dantesca internazionale, il calendario delle iniziative dantesche in Italia e nel mondo. Si è previsto l’inserimento dei manoscritti delle Opere di Dante (finora sono interamente visionabili più di 30 manoscritti della Commedia); il tutto gratis. Inoltre la Biblioteca è aperta tutti i giorni al pubblico e mette a disposizione tutto il materiale; il catalogo è on line.

“Quanto alla personalità degli iscritti, è ben vero, – dice Gorni – che si auspica una maggiore coesione dei dantisti, che si vorrebbe vedere tutti iscritti alla Società, fatto salvo per ciascuno il diritto di far parte per sé stesso. Ma anche enti morali e persone giuridiche sono ammessi: è una tradizione da cui non intendiamo recedere, anche perché di enti morali appunto, e non di cosche, si tratta”. “Che infine la Società Dantesca Italiana si cauteli dalla concorrenza, non ammettendo al suo interno chi porta pregiudizio coi fatti alla sua stessa sopravvivenza – conclude Gorni -, è un’ovvietà che l’accomuna a società analoghe, sulla quale non vale la pena di estendersi”.

(Da La Nazione, 29/6/2006).

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