Europa e oltre

Brexit, altro che attualità: ne parlavano già Shakespeare e Dickens

L'Independent ha analizzato diverse opere della letteratura inglese più tradizionale, anche a distanza di diversi secoli. I risultati sono piuttosto sorprendenti: anche quando l'Unione Europea non era neanche un'idea, la tendenza alla divisione e allo scontro era qualcosa di perfettamente insito nella mentalità britannica.

Flags of the United Kingdom and the European Union.Brexit concept.

Hard, soft o un ennesimo rinvio? Le trattative per la Brexit somigliano sempre di più ad una telenovela e oggi, a distanza di quasi tre anni dal referendum, le posizioni del popolo britannico e delle sue autorità appaiono decisamente meno intransigenti rispetto ai proclami elettorali dei sostenitori del ‘Leave’. Chi pensa, però, che la Brexit sia un argomento di stretta attualità, correlato alle vicende e alla storia di un’organizzazione sovranazionale come l’Unione Europea, si sbaglia di grosso.
L’Independent ha analizzato diverse opere della letteratura inglese più tradizionale, anche a distanza di diversi secoli. I risultati sono piuttosto sorprendenti: anche quando l’Unione Europea non era neanche un’idea, la tendenza alla divisione e allo scontro era qualcosa di perfettamente insito nella mentalità britannica. Nonostante l’apparente fedeltà alla Corona, all’unità nazionale e all’imperialismo nazionalista, gli inglesi hanno sempre avvertito una sorta di tendenza alla scissione e al conflitto tra scelte politiche ragionate e decisioni prese di cuore (per non dire di pancia).
A dimostrarlo ci sarebbero due importanti opere della storia letteraria britannica. La prima è Re Lear, la tragedia composta da William Shakespeare nel 1606. La trama è semplice: re Lear decide di abdicare e dividere il suo regno tra le tre figlie, Goneril, Regan e Cordelia. Il territorio più vasto, però, spetta alla figlia che dimostra di amare di più il padre. La più giovane, non sposata, voluta da tanti pretendenti e amata dal padre, si rifiuta di partecipare a quella gara e viene esclusa dalla corsa all’eredità. Dopo aver diviso il regno tra le due figlie, re Lear si accorge che le sue eredi dimostrano di non amarlo come sembrava in precedenza. Secondo la critica Erica Wickerson per l’Independent, si tratta di una vera e propria metafora della Brexit: dalla scissione all’esclusione, fino a giungere alla scoperta dell’inganno e al desiderio di ritornare sui propri passi.
Ulteriori riflessioni sulla Brexit possono avere degli intrecci anche con un romanzo storico tra i più importanti della storia della letteratura inglese: Racconto di due città, uno dei capolavori di Charles Dickens, scritto nel 1859. In questo caso, riprendendo la tram del romanzo, l’Independent si chiede: «Nell’opera di Dickens si parla soprattutto del controllo. Chi è che ha davvero il potere? Chi stabilisce la legge? E non si tratta di una battaglia interna alla Francia, ma soprattutto di frontiera tra due stati nazionali». Ragionamenti del genere possono essere facilmente estesi anche alla Brexit: «Chi ha davvero il potere (il popolo chiamato alle urne o i politici con le loro promesse e la loro propaganda)? Chi stabilisce la modalità di uscita dall’Unione Europea (il popolo che in maggioranza l’ha scelta o i politici che ora non sono più così decisi su una ‘hard Brexit’ senza se e e senza ma)?».