BREVETTI UE, IL COMMISSARIO CI PROVA: SAREMO TUTTI GRATIFICATI NEL REGNO DEI CIELI

La Stampa (Blog):

13/4/2011

Brevetti europei: meno costi e iter più rapido

MICHEL BARNIER*

Oggi la Commissione europea presenterà una proposta volta a riformare l’attuale frammentato sistema europeo dei brevetti, rendendo più agevole per i ricercatori ottenere la protezione delle proprie invenzioni.

Una volta diventata legge – dopo il parere favorevole del Parlamento europeo e dei governi degli Stati membri – tale proposta consentirà di ridurre drasticamente i costi per la concessione dei brevetti nei 27 Stati membri dell’Ue: si passerebbe infatti dagli attuali 32.000 euro a 2.500 euro per brevetto.

Ma una riduzione così massiccia dei costi non sarebbe stata possibile senza alcuni sofferti compromessi, in particolare per quanto riguarda l’uso delle lingue nei brevetti. I governi dell’Italia e della Spagna ritengono che tali compromessi siano stati eccessivi. Da parte mia, pur considerando la giornata odierna una vittoria per l’innovazione in Europa, vorrei esprimere il mio profondo rammarico per la decisione di questi due Paesi di non adottare – almeno per il momento – il nuovo titolo di brevetto comunitario unitario.

Mentre capisco la sensibilità di due importanti Stati membri dell’Ue, ritengo che i loro inventori e le loro imprese beneficeranno del nuovo regime poiché avranno le loro invenzioni protette in maniera più rapida, più semplice e meno cara. Lo potranno fare nella propria lingua e a parità di condizioni con i loro concorrenti europei. Vi spiego perché.

In primo luogo, perché oggi chiunque voglia registrare e convalidare un brevetto in Europa deve affrontare una procedura estenuante, complessa e costosa. È vero che dal 1978 esiste un cosiddetto brevetto europeo, rilasciato dall’Ufficio europeo dei Brevetti (Ueb) di Monaco di Baviera; ma non si tratta certo di un autentico brevetto europeo, bensì di un complesso di brevetti nazionali dei Paesi che aderiscono alla convenzione sul brevetto europeo. Tale convenzione impone ai ricercatori di rispettare una serie di requisiti formali, tra cui l’obbligo di fornire traduzioni distinte o pagare spese amministrative separate per ciascun Paese europeo nel quale vogliono ottenere la protezione della propria invenzione. Sono proprio questi oneri a rendere oggi così complesso e costoso ottenere un brevetto in Europa.

Affrontando la concorrenza internazionale tale situazione è divenuta semplicemente inaccettabile. Sono oltre 40 anni che nell’Unione europea si trascina la discussione sulla creazione di una protezione unitaria dei brevetti. È nostro dovere garantire alle imprese, ai centri di ricerca e agli inventori un agevole accesso alla protezione delle proprie nuove invenzioni. In tal modo risparmieremo sui costi da essi sostenuti e potremo destinare tali risorse a nuovi investimenti nell’innovazione, migliorando la nostra competitività sui mercati emergenti, nei quali, al contrario che da noi in Europa, il numero di nuovi brevetti è in costante crescita.

In base alla proposta oggi presentata, una richiesta di brevetto può essere presentata in una qualsiasi delle 23 lingue ufficiali dell’Ue, compreso anche l’italiano. Una volta concesso, il brevetto godrebbe automaticamente della stessa protezione in tutti i Paesi Ue partecipanti. Tuttavia, per ridurre radicalmente i costi senza snaturare le caratteristiche fondamentali del sistema europeo dei brevetti, il brevetto sarà esaminato, concesso e infine pubblicato solo nelle tre lingue di lavoro dell’Ueb (inglese, francese e tedesco).

Credo fermamente nella varietà culturale e nella tutela della diversità nazionale. Sono un grande sostenitore dell’Europa multilingue. La decisione di lavorare sulla base di tre lingue risponde unicamente a criteri di ordine economico e amministrativo. Ma non è tutto: stiamo cooperando con l’Ueb nella messa a punto di traduzioni automatiche di alta qualità. Ciò significa che un giorno i brevetti verranno tradotti in tutte le lingue, e che sarà possibile ritrasmettere le informazioni alle nuove generazioni di inventori.

Il vantaggio che i ricercatori italiani ricaverebbero da una protezione unitaria dei brevetti non può assolutamente essere negato. Oggi l’Italia, in confronto ad altri Paesi Ue, registra una quantità di richieste di brevetto inferiore ad altri Paesi Ue; si tratta di un dato non proporzionato al peso dell’Italia nell’economia Ue. In futuro il settore della ricerca e sviluppo diventerà sempre più importante per la nostra economia, e il numero di richieste di brevetti nell’Ue non potrà che aumentare.

Vorrei dirlo con chiarezza: la protezione unitaria dei brevetti non introduce alcuna discriminazione. Anche se l’Italia non parteciperà al progetto, un’impresa italiana potrà comunque presentare una richiesta di brevetto nella propria lingua come le sue controparti in, per esempio, Svezia, Polonia e Grecia.

Certo, 2.500 euro è già un buon risultato. Ma in futuro si potrà fare ancora meglio. Infatti, quando saranno disponibili traduzioni automatiche di elevata qualità, il costo di un brevetto unitario potrebbe scendere fino a 680 euro. Per aiutare ad alimentare questo processo, ogni domanda all’Ueb dovrà essere accompagnata da una traduzione in una delle lingue ufficiali dell’Ue. In ogni caso, i costi di traduzione saranno compensati per tutte le aziende e individui che hanno la loro sede nell’Ue. La protezione unitaria dei brevetti non sarà però valida sul territorio italiano e spagnolo. Per ottenere la protezione anche in questi due Paesi, le imprese dovranno continuare a seguire procedure separate presso gli uffici brevetti nazionali. Il sistema di protezione unitaria dei brevetti rimarrà comunque sempre aperto alle autorità italiane e spagnole, qualora un giorno decidessero di aderirvi. Posso solo auspicare che una simile decisione venga presa al più presto.

*Commissario per il mercato interno e i servizi

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