BREVETTI IN INGLESE, FRANCESE, TEDESCO PERCHÉ L`EUROPA BOCCIA ITALIA E SPAGNA‏

Il destino sembra segnato, l`Unione europea ha dato il via libera ai regolamenti che mettono in atto il nuovo sistema dei brevetti. Saranno scritti in tre lingue: inglese, francese e tedesco, dimenticate spagnolo e italiano. Un colpo basso all`orgoglio nazionale? Di più, secondo natia Polidori, sottosegretario allo Sviluppo economico, «è davvero surreale che un Paese come l`Italia, tra i primi fondatori della Comunità Europea, sia esclusa dal voto del Consiglio dei ministri che si esprime su un argomento, quello brevettuale, fondamentale
per il nostro sistema produttivo». Immediato il ricorso alla Corte europea di Giustizia: secondo Polidori, sono 5 milioni le piccole e medie imprese italiane che verrebbero discriminate da questa decisione.

Roma e Madrid si oppongono fermamente al trilinguismo. Però il provvedimento è stato approvato in forza del principio della «cooperazione rafforzata», 25 voti favorevoli su 27. Ma davvero pmi italiane e spagnole verranno limitate nel loro sviluppo da questo provvedimento? Siamo davanti a un tappo normativo alla già difficile crescita economica? O è soltanto una manovra di natura politica?

Giuseppe Sena, professore emerito all`Università Statale di Milano, una delle voci più autorevoli nel mondo del diritto industriale, la pensa diversamente: «Ma quale trilinguismo? I brevetti dovrebbero essere scritti tutti in inglese. La lingua unica presenterebbe notevoli vantaggi e anche un risparmio di tempi e di costi. Per materie tecniche come quelle brevettabili l`inglese è già la lingua dominante, sono in inglese la maggior parte dei brevetti mondiali, tutti gli statunitensi, i canadesi. Quelli cinesi e giapponesi sono tradotti in inglese. Basterebbe, farsi guidare dal buonsenso».

Già adesso, prima del via libera dell`Unione europea, l`Ufficio europeo dei brevetti, sede a Monaco di Baviera, si basa sul trilinguismo. Certo, in quel caso si tratta di una convenzione tra Stati. Diversa la valenza che avrà il brevetto comunitario.
Ma più che su base industriale, la differenza sarà squisitamente politica.

Stefano Righi

Corriere della Sera, pag. 39

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