Europa e oltre

Basta unanimità nell’Ue” Il piano Scholz-Macron per disarmare i sovranisti

La riforma dei trattati

“Basta unanimità nell’Ue” Il piano Scholz-Macron per disarmare i sovranisti

Disarmare giuridicamente i sovranisti. E in particolare l’ungherese Viktor Orbàn. Che ormai rappresenta una mina costantemente pronta a esplodere nel cuore dell’Ue e nel percorso di integrazione europea. Il patto tra il francese Macron e il tedesco Scholz è questo. Siglato nei giorni precedenti l’ultimo Consiglio europeo. Nella previsione che l’Ungheria avrebbe fatto fuoco e fiamme – come poi è avvenuto – contro l’Ucraina e contro l’allargamento dell’Unione, i due hanno concordato che a questo punto la riforma dei Trattati europei, in particolare sulla regola del voto all’unanimità, va realizzata. Entro tre anni. Trasformando la prossima in una sorta di “legislatura costituente”. La Governance europea va resa più agile ed efficiente. Ne va del futuro dell’Ue. Soprattutto nel caso di un ampliamento del numero degli aderenti. E infatti difficile concordare le scelte con 27 membri, figuriamoci con 30 o 35.

Ma il punto è che Francia e Germania, le “locomotive politiche” dell’Unione, hanno stretto un patto per impedire il ripetersi delle situazioni di stallo vissute l`altro ieri al Consiglio europeo. E stanno fondando la loro azione su un voto già espresso dal Parlamento europeo.

Il 22 novembre scorso, infatti, nel corso della sessione plenaria a Strasburgo è stata approvata una risoluzione in cui si richiede la modifica dei Trattati. Con l`introduzione del voto a maggioranza qualificata su quasi tutte le materie, assegnando all’Eurocamera un pieno diritto di iniziativa legislativa e rivedendo anche la composizione della Commissione, che non potrà più essere formata da un commissario per ogni Paese membro. «Dobbiamo riformare l’Unione per unificare l’Europa», ha detto Sandro Gozi, uno dei promotori dell’iniziativa, in occasione di quel voto.

Avviare questo percorso, però, non è semplice. Tutto si basa su un articolo del Trattato sull’Unione europea: il numero 48. Il voto in Parlamento consente di sottoporre le proposte al Consiglio europeo. Già oggi in occasione del Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente ci potrebbe essere il primo incardinamento procedurale. Al momento all’ordine del giorno di questa riunione, nell’elenco delle attività non legislative, figura proprio «Il futuro dell’Europa: proposta del Parlamento europeo a norma dell’art. 48, par. 2, TUE».

Questo passaggio consentirebbe se ratificato – di avviare la procedura con «Presentazione al Consiglio europeo e notifica ai Parlamenti nazionali». A quel punto toccherebbe al vertice di capi di stato di governo presumibilmente a marzo – decidere di esaminare le proposte e in caso convocare una Convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei capi di Stato o di governo degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione. Successivamente spetterebbe a una Conferenza intergovernativa (formata dai governi degli Stati membri) l`approvazione finale. Tempi lunghi, appunto. Nei primi anni duemila, ad esempio, ci fu già una Convenzione presieduta dal francese Giscard d’Estaing.

Il patto Macron-Scholz prevede che il primo step sia fissato al summit di marzo. Nei giorni scorsi sembrava potesse essere calendarizzato già alla riunione di tre giorni fa, ma vista la complessità delle scelte già in programma si è preferito suggerire alla presidenza del consiglio europeo di rimandare l’appuntamento al prossimo vertice. Il calendario comunque prevede che tutto si chiuda entro il 2028. Prima dei nuovi ingressi dell’Unione e prima delle successive elezioni europee.

L’obiettivo resta quello di dotare l’Ue di strumenti decisionali efficienti e impedire di far crollare l’edificio europeo sotto i colpi sovranisti. Evitare che Orbàn o un altro come lui paralizzi l’Unione. Magari in combutta con Vladimir Putin. Quindi, via l’unanimità da tutte le materie a partire da Esteri, Difesa e Fisco – , tranne che sull’allargamento dell`Unione. Assegnare alla competenza comunitaria le materie Salute, Istruzione e Clima.

I tempi sono stretti, per una “rivoluzione” di questo tipo servono impegno e determinazione. E probabilmente anche leadership. Per i prossimi anni l`autorevolezza delle Istituzioni europee sarà fondamentale. Così come quella di chi le guiderà. Forse anche per questo è iniziato a circolare il nome di Mario Draghi.

Claudio Tito | La Repubblica | 18.12.2023

0:00
0:00