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Azione europeista dell'Italia affinché gli Stati del Franco Africano adottino l'Euro

Translimen 5 minuti del 26 gennaio 2019

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Nella puntata del 26 gennaio 2019 curata e condotta da Giorgio Pagano:
  1. Esercito europeo/Trattato di Acquisgrana: quando il nazionalismo è bello se Bi (nazionalista).
  2. Per un’azione europeista dell’Italia affinché gli Stati del Franco Africano adottino l’Euro.

Un paio di mesi fa, esattamente il 25 novembre del 2018, ebbi a segnalare come fosse un errore la non partecipazione italiana all’Esercito Europeo proposto da Macron. Ebbi a rimarcare, in quel caso, come ciò avrebbe significato non partecipare anche a tutto quella sistema poi di ricerca militare che, ad esempio, il Dipartimento di Stato per la difesa di Stati Uniti d’America offre nei più disparati campi, dalla medicina alla fisica alla biologia… alle imprese e agli enti di ricerca americani e che, nel nostro caso, sarebbe devoluto ovviamente agli istituti di ricerca e alle imprese europee, dato che oggi la questione difesa investe campi che vanno ben oltre la meccanica delle armi classicamente inteso. Quello che però abbiamo appreso ieri dalla Capo del Governo Giuseppe Conte è uno scenario invece preoccupante, e che non è a valle ma a monte della costruzione dell’Esercito Europeo, e che ha che fare col recentissimo Trattato di Aquisgrana firmato da Macron e dalla Merkel. Insomma quello che si evince dall’intervista fatta a  Conte dal Corriere della Sera è che, sostanzialmente, l’Italia non abbia partecipato allora e non sia stata chiamata oggi a partecipare o quantomeno ad essere compartecipe del patto di Aquisgrana, perché esclusa da Francia e Germania e, direi, anzitutto dalla Francia visto che è la promotrice del patto stesso. Il dato è tanto più preoccupante perché, a quanto pare, emerge che se il nazionalismo è a due, e quindi abbiamo un bi-nazionalismo, il nazionalismo va bene, va molto bene. e dall’altra, il dato che l’Esercito Europeo a guida franco-tedesca – con addirittura la concessione del seggio alle Nazioni Unite da parte della Francia alla Germania, là dove sappiamo che il seggio nel Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite c’è nella misura in cui è stato appannaggio dei vincitori della seconda guerra mondiale e là dove, evidentemente, la Germania non solo l’ha persa, ma ne è stata anche il principale innesco –  ma, ancor più preoccupante, perché non solo  – come ricordavo il 25 novembre la prima cosa da fare sarebbe stata da parte dell’Italia chiedere a Macron se intendeva dare disponibilità della ricerca e dell’ammodernamento sul nucleare, anche agli altri Stati membri. Insomma se i detentori della risposta ultima, quella nucleare, anche un esercito europeo continua a essere un solo stato non è che cambi moltissimo rispetto al fatto che in questo momento quello Stato di fatto nell’ombrello NATO sia – anche solo per l’ammodernamento del sistema delle testate nucleari –  gli Stati Uniti d’America. Però in un patto a due, dove il secondo è la Germania, il dato diventa invece molto più preoccupante. Allora, considerato il fatto che Macron di giorno faccia l’europeista e di notte faccia il nazionalista, forse sarebbe il caso da parte della diplomazia italiana d’intessere una relazione proprio con la Germania in rapporto al fatto che la Francia, per quanto riguarda le proprie riserve valutarie, si faccia forte del fatto che stampi lei, e nel proprio territorio, la moneta di 14 Stati membri del continente africano, in buona parte ex colonie francesi, ossia il Franco africano (Cfa). Moneta che, peraltro, pare che nessuna banca nel mondo sia disposta a cambiare e per di più anche in Francia. Ebbene, in passato, solo la Germania ha chiesto alla Francia, considerato che la moneta francese è l’Euro, che almeno la metà delle riserve valutarie dei 14 Stati africani venisse depositata alla Bce, ovviamente inascoltata. Ora l’Italia si potrebbe mettere in moto, insieme alla Germania o meno, per proporre, nelle forme più opportune, che quei Paesi africani, che Macron dice che sono indipendenti, adottino l’Euro.

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