Bolzano e l’Italia sempre più lontana
Cresce il malcontento della maggioranza di lingua tedesca che a Roma fa pesare i suoi tre parlamentari
di MARCO ALFIERE
Anche a Bolzano c’è il democratico pasdaran, quello tenue e quello cerchiobottista.
«In questo caso la sensibilità del presidente nei confronti di una parte della popolazione non è stata equilibrata, ma le modalità di partecipazione alle manifestazioni di Roma, far pagare alle Regioni 240mila euro per l’affitto degli stand, è un vizio da stato centralista…», sibila poco dopo la giunta il sindaco Pd di Bolzano, Luigi Spagnolli. Più sfumato il vice presidente della provincia, Christian Tommasíni, sempre Pd: «ho espresso le mie perplessità al presidente – confessa – ma non voglio urtare la sensibilità del gruppo tedesco…». All’opposto invece il segretario del partito, Antonio Frena: «le parole del presidente sono assolutamente fuori luogo. Non ha il diritto di calpestare le coscienze di tanti cittadini…». Già. Eppure l’ultima sparata di Luis Durnwalder, da 23 anni potente feudatario della Sudtiroler Volkspartei (Svp) e insieme presidentissimo della provincia autonoma di Bolzano («non parteciperemo ai festeggiamenti per il 150esimo dell’Unità d’Italia perché ci sentiamo una minoranza austriaca»), non solo spacca gli «amici» del Pd, da anni in coalizione con il partito/ stato tirolese, ma sta ricacciando Bolzano in un cortocircuito identitario mandando in crisi il vecchio «compromesso etnico» nato nel dopoguerra dall’accordo De Gasperi-Gruber, che fissò l’appartenenza del Sudtirolo all’Italia.
All’improvviso l’incastro di minoranze/ maggioranze torna esplosivo: quel 74% di cittadini di lingua tedesca in provincia che diventa il 27% a Bolzano, dove la componente italiana vince 70 a 30 ma è praticamente assente nelle valli.
«Siete italiani governati dai tedeschi? Beati voi!», ironizzò una volta Indro
Montanelli. In effetti il compromesso continua a galleggiare perché negli anni ha prodotto, non senza clientelismo, efficienza asburgica in terra italica garantendo un Pil pro capite (38.500 euro annui) e una qualità della vita sconosciuta nel resto del paese.
Eppure basta leggere la chat dei commenti dell’«Alto Adige», il quotidiano locale, oppure fare due parole con la gente tra piazza Walther e Palazzo Widmann, per riscoprire il cuore di tenebra. «La gente non vive di questi problemi, le nuove generazioni sono più integrate, aumentano i matrimoni misti, ma poi quando si scrive di questi contrasti la gente torna a dividersi», spiega il direttore, Sergio Baraldi.
Torna fuori il nodo irrisolto della memoria separata.
In realtà, scavando, si scopre che è da un annetto che la Svp batte sul tasto identitario. Peraltro come già in passato, il partitone è abile a sfruttare gli equilibri precari dei governi romani e a far pesare i propri voti. L’ultimo baratto è stato con il ministro Bondi che in cambio dell’appoggio a Berlusconi nell’ultima fiducia di dicembre (la Svp ha 2 deputati e un senatore) ha concesso alla minoranza/maggioranza tedesca di poter storicizzare, a scorno dell’etnia italiana, il monumento della Vittoria, insieme alla rimozione dei relitti del fascismo (il duce a cavallo) che sorgono a Bolzano e dintorni. Poi c’è la vicenda della toponomastica, in cui la Svp punta a cancellare le italianizzazioni compiute dal vecchio senatore Tolomei per, conto di Mussolini; la vicenda del nuovo logo del Sud Tirolo, con cui i tedeschi hanno tappezzato la città con scritte in lingua, e infine l’ultimo «nein» ai festeggiamenti per l’Unità.
Una virata a destra che sorprende gli osservatori. Durwalder è sempre stato un contadino democristiano burbero, attento a separare la casacca di capo partito dal rango di rappresentante di tutte le etnie, italiana e ladina comprese. Per Umberto Gandini, raffinato traduttore di Kafka e Goethe e conoscitore di cose bolzanine, «il suo avvitamento risponde alla necessità di coprirsi a destra dove la galassia dell’estremismo tedesco sta erodendo consensi (vale il 15%), esprimendo ben 5 consiglieri in provincia».
Nel 2013 si vota, e il partitone teme di andare sotto il 50%. Basti dire che Eva Klotz, figlia di George Klotz, il campione dell’irredentismo sudtirolese condannato a 24 anni per terrorismo, ha da poco lasciato la Union fur Sudtirol per fondare un nuovo movimento con cui ha lanciato un referendum
per l’autodeterminazione della valle Aurina sul modello catalano.
Altri partitini di destra puntano al doppio passaporto mentre su Facebook il gruppo che chiede la secessione dall’Italia sfiora le 10mila amicizie. Insomma dietro al nuovo revanchismo c’è soprattutto questo. Non a caso la Svp, divisa su altri temi, sulle vicende etniche si mostra compatta.
In questo gioco perverso si alimenta anche l’estremismo italiano. Unitalia è tornata nei quartieri popolari a dire che la Svp ruba i soldi agli italiani.
La stessa Lega, finora marginale, sta crescendo tra gli spaesati (dal 3,7 del
2008 al 5,6% del 2010). «Siamo la Svp degli italiani», è il nuovo mantra. Sfruttando la debolezza di un Pdl che non riesce a scrollarsi il retaggio del vecchio Msi. «Finché c’è benessere il quadro tiene, ma se fossimo come in Bosnia ci saremmo già scannati», ammonisce un imprenditore locale. Gli stessi`
colleghi tedeschi, raccolti nell’unione industriale presieduta da Stefan Pan
(gli Ebner, i Pircher, i Leitner, i Senfter), sanno bene che il conflitto allontanerebbe i turisti. Sono interetnici per definizione. La miglior garanzia. Insieme al bengodi dello statuto speciale. Il dibattito sul federalismo che sta infocando il paese qui è assente. «Manca solo il servizio postale e la polizia, il resto è già tutto devoluto e il 90% delle tasse resta sul territorio. Una vera pacchia», s’illumina un leghista bolzanino. «Potessimo farlo noi…».
(Da La Stampa, 9/2/2011).











ANNIVERSARIO DELL’UNITA’
17 marzo, il Quirinale richiama Durnwalder
di Gianni Santamaria
Il presidente della provincia di Bolzano «non può parlare a nome di una pretesa ‘mino¬ranza austriaca’, dimenticando di rappre¬sentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazio¬ne di lingua tedesca è italiana e tale si sente nel¬la sua larga maggioranza». Durissima la repri¬menda del presidente della Repubblica Gior¬gio Napolitano nei confronti di Luis Durnwal¬der, numero uno dell’autonomia altoatesina. Il quale nei giorni scorsi ha annunciato che di¬serterà i festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia.
Posizione, che – incurante della «sorpresa e ram¬marico» manifestati dal Quirinale con una let¬tera a lui inviata giovedì, il cui contenuto è sta¬to sintetizzato in una nota emessa ieri – lo stes¬so Durnwalder ha ribadito. «Il gruppo lingui¬stico tedesco non ha nulla da festeggiare. Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare par¬te dello Stato italiano e per questo non parteci¬però », ha risposto al Capo dello Stato. Liberi gli assessori italiani di farlo, «ma non in rappre¬sentanza della Provincia autonoma». Nella let¬tera il Colle si diceva, comunque, fiducioso nel fatto che «l’intera popolazione della provincia di Bolzano possa riconoscersi pienamente nel¬le celebrazioni» nello spirito dei principi costi¬tuzionali.
Alle polemiche sulla chiusura di uffici e scuo¬le il 17 marzo, data storica designata (tra l’altro in Alto Adige restaranno sbarrati), si aggiunge dunque la palese irritazione del presidente per la messa in discussione di fatti storici ormai ac¬quisiti. Soprattutto a partire dall’ampia auto¬nomia arrivata nel 1972.
Coincidenze della storia (o ironia della sorte) proprio ieri a Durnwalder veniva conferita la medaglia d’oro del Consiglio dei ministri nel settore della Protezione civile. Consegnata dal prefetto Franco Gabrielli per il lavoro svolto dal¬l’Alto Adige per il sisma in Abruzzo. L’esponen-te della minoranza si è detto onorato del rico¬noscimento, «che ricevo però solo in rappre¬sentanza delle decine di volontari che hanno portato il loro prezioso contributo». Poi ha cer¬cato di stemperare le polemiche e assicurato (ma anche chiesto) rispetto. In serata, però, si è detto stupito dello stupore di Napolitano. Le stesse cose le proclamano Bossi e Calderoli e «nessuno si scandalizza», si difende. Ma una cosa è certa: «Viva l’Italia non lo dico».
Anche il deputato dell’Svp Karl Zeller tiene il punto, «siamo stati annessi». Più cauta la sena¬trice Helga Thaler Ausserhofer, dispiaciuta per una polemica «che non ha senso». A Bolzano, spiega, «dobbiamo essere molto sensibili, a¬vendo tre gruppi linguistici che finalmente han¬no trovato una convivenza pacifica e si ricono¬scono nell’autonomia speciale». Soddisfazio¬ne per l’intervento di Napolitano e critiche per la posizione «antistorica» di Durnwalder espri¬mono diversi esponenti del Pd, l’udc Rocco But¬tiglione e il capogruppo del Pdl Maurizio Ga¬sparri, che si augura un ritorno al buonsenso.
(Da Avvenire.it, 12/2/2011).