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Politica e lingue

Assassini d’Europa

Assassini d’Europa
editoriale di Ida Magli

Da La Nazione, venerdi’ 11 febbraio 2000

Il ragionere generale dello Stato, Andrea Monorchio, in una intervista trasmessa il 5 febbraio dalla Rai, ha affermato che " l’Europa non e’ stata fatta per degli ideali,ma per il commercio, per favorire la competitivita’ delle aziende". Passano due giorni e il presidente della Camera, Luciano Violante, intervistato sul caso Haider da Telemontecarlo, afferma che " l’Europa e’ fondata sul valore della persona, e che di conseguenza non si possono fare discriminazioni ". Passano ancora due giorni e il presidente della Repubblica, in un discorso all’Universita’ di Bologna, si entusiasma per l’Unione europea commentando i meravigliosi tempi in cui da Bologna alla Sorbona si parlava la stessa lingua, il latino.
Dunque la meta che i costruttori dell’Unione si prefiggono, che si tratti di monete, di persone o di lingue, e’ la stessa: tutto deve diventare uguale, unico. Si tratta di una meta non soltanto violenta contro gli uomini, ma anche antinatura e antistorica. Sia la natura che la storia, infatti, procedono dando forma, moltiplicando le forme, e le varieta’ in ogni singola forma. Il latino cui si riferisce Ciampi era il risultato finale di un lungo processo agonico, una lingua morta, ossificata nella liturgia e nell’erudizione, una lingua in cui non si creava piu’ nulla e che i popoli non intendevano piu’. Le lingue vive erano quelle che si andavano formando insieme alle nazioni, nelle quali cantavano i poeti del dolce stil novo in Francia, in Italia, in Germania e nelle quali predicavano i missionari popolari, i san Franceso, i San Bernardino. Se una lingua unica nell’Europa di domani ci sara’, apparterra’ ai burocrati e agli scenziati, ossia sara’ soltanto un codice nel quale nessun pensiero potra’ vivere e creare; e ovviamente sara’ la lingua dei nuovi dominatori del mondo,l’americano.
Il procedimento per l’unificazione europea avviene togliendo, deprivando,eliminando, in tutti i campi cosi’ come nella lingua, cosa veramente assurda e tragica dato che si tratta dei popoli che hanno la loro maggiore produttivita’ nel pensiero, nell’arte, nelle passioni,nei sentimenti. Lo stesso modello e’ presente nell’universalizzazione di quello che il presidente della Camera chiama il "valore della persona".
Che cos’e’ la persona se non il risultato dell’interazione fra ogni individuo e il suo gruppo; un risultato unico come e’ unico il Dna di ogni essere umano, ma al tempo stesso plasmato dalla cutura e dalla storia del suo gruppo di appartenenza. Il valore della persona, dunque, e’ tale soltanto se non viene sradicato da quello del gruppo.
L’ugualitarismo assoluto ha gia’ nullificato, in Occidente, il gruppo familiare; ma si appresta, con l’unificazione europea, a nullificare anche quello del gruppo storico-culturale. Si tratta di una violenza inaudita, la cui insipienza portera’ conseguenze catastrofiche.
La debolezza dell’euro ne e’ il primo segnale in quanto dipende da un impoverimento generale e profondo del valore dei singoli popoli, riuniti a forza in una pseudouguaglianza ridotta al minimo comun denominatore. E’ in questo senzo che il ragioniere generale dello Stato non dice nulla che sia in contraddizione con quanto viene prospettato come "ideale": si e’ creduto di poter rendere piu’ forte l’Europa fissando un unico valore ai popoli cosi’ come si e’ fatto per le monete.
L’America si rallegra. Lungi dall’aver timore della concorrenza dell’euro, vede l’Europa come un enorme Stato-cuscinetto fra se stessa e l’Oriente, pronta a far passare il petrolio in Adriatico invece che in Russia dato che l’inquinamento non ci preoccupa. Pronta, soprattutto, ad ingraziarsi tutti gli arabi del mondo con le arti sopraffine di una diplomazia allenata da secoli di sudditanza. Saranno in grado i popoli di imporre un ripensamento? Se ne e’ visto qualche segnale, per quanto riguarda il dominio economico nella globalizzazione, a Seattle, a Davis, nel blocco dei computers di borsa…Forse agli europei potra’ soccorrere l’antico precetto cristiano: "non e’ l’uomo fatto per il sabato (il danaro), ma il sabato per l’uomo".
Ida Magli

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