Benjamin Netanyahu presiede alla riscrittura della vicenda dell’Altalena.
I perdenti della seconda guerra mondiale vogliono rifarsi. Non per un qualche interesse. Vogliono solo vincere, riorganizzare il mondo in modo gerarchico e occuparne il vertice. Ecco le ultime notizie.
Secondo i militaristi, il Giappone non ha mai perso la guerra La prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, è fedelissima dell’imperatore. Ogni 15 agosto, anniversario della resa, si recava al santuario Yasukuni dove vengono onorati quanti hanno dato la vita per l’imperatore durante la «guerra dei quindici anni», ovvero l’invasione dell’Estremo Oriente e la seconda guerra mondiale. Era sua abitudine raccogliersi sulle tombe dei criminali contro l’umanità, ora la legge glielo vieta in quanto primo ministro.
Parlamentari e ministri in carica al santuario di Yasukuni, il 15 agosto 2026, per onorare i criminali contro l’umanità.
Quest’anno, non potendo recarsi al santuario, Sanae Takaichi ha inviato offerte. Alla cerimonia hanno comunque partecipato quattro suoi ministri e circa 150 parlamentari.
Per costoro i crimini dell’esercito imperiale non sono mai esistiti: sono falsità diffuse dai nemici del Giappone. I coreani e i cinesi hanno però un ricordo diverso: l’esercito imperiale trattava chi non riconosceva la divinità dell’imperatore come subumano. I coscritti giapponesi venivano addestrati a massacrarli e a torturarli; se si rifiutavano, venivano a loro volta selvaggiamente picchiati. A Nanchino, 100 mila donne e bambini furono violentati e ridotti in schiavitù per il piacere dei soldati dell’imperatore, indi furono massacrate 300 mila persone. In Corea, l’Unità 731 praticò vivisezioni sui prigionieri, senza anestesia; crimini che ispirarono il dottor Mengele ad Auschwitz.
Gli stessi crimini furono perpetrati a Singapore, in Malesia, Indocina e Tailandia, anche se la popolazione di questi Paesi non ne serba un ricordo così vivido come in Corea e in Cina.
I militaristi giapponesi non aspirano a ripetere gli stessi crimini. Sanno bene che non possono più esigere l’adorazione di un imperatore che peraltro ha ammesso di non essere un dio. Ma stanno riarmando il Paese.
Il 6 e il 9 agosto, alla commemorazione dei massacri di Hiroshima e Nagasaki, Sanae Takaichi si è ben guardata dal ricordare che furono commessi dagli Stati Uniti del presidente Harry Truman. Inoltre, distinguendosi dai predecessori, non ha manifestato alcun rimorso né presentato la minima scusa per le responsabilità del Giappone nella seconda guerra mondiale.
Il Giappone ha ammesso la sconfitta del 1945 solo il 15 agosto 1995 con la dichiarazione del primo ministro socialista Tomiichi Murayama, pronunciata in occasione del 50° anniversario dell’evento. La sconfitta è stata di nuovo messa in discussione dal primo ministro liberaldemocratico Shinzō Abe, il 3 agosto 2016, in occasione della nomina della ministra delle Forze di Autodifesa. Questa è ormai la posizione ufficiale del Giappone, difesa dalla protetta di Abe, Sanae Takaichi 年 広島からの警鐘と誓い->https://www.asahi.com/articles/ASV850CG9V85OXIE038M.html]»]].
È con piena consapevolezza che Takaichi ha violato il pacifismo della Costituzione giapponese e ha fornito autocarri militari ai nazionalisti integralisti ucraini e soldati al quartier generale della Nato di Wiesbaden, lo scorso 29 maggio [1].
Per i sionisti revisionisti è il momento di riprendere la guerra contro i sionisti Lo scorso 28 agosto il kahanista – ovvero discepolo del rabbino terrorista Meir Kahane – Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha annunciato che i suoi uomini avevano ritrovato il relitto dell’Altalena, la nave noleggiata dai sionisti revisionisti con circa 900 miliziani a bordo, che il primo ministro sionista David Ben Gurion fece affondare prima che attraccasse in Israele, il 22 giugno 1948.
I sionisti revisionisti, ovvero i seguaci dell’ucraino Vladimir Zeev Jabotinsky, e i sionisti tout court, ovvero i seguaci dell’ungherese Theodor Herzl, si sono ferocemente odiati. Herzl voleva una patria in cui gli ebrei potessero sfuggire ai pogrom, mentre Jabotinsky voleva un impero ebraico simile a quelli italiano e tedesco.
Il nome Altalena era un riferimento allo pseudonimo di Jabotinsky. Questa nave era salpata da Marsiglia carica di armi. All’arrivo in Israele i miliziani intendevano assassinare i sionisti e prendere il potere. I lavoratori portuali francesi, su invito della CGT [Confédération Générale du Travail, una delle più importanti organizzazioni sindacali francesi, che durante la Resistenza si trasformò in organizzazione segreta, ndt] indissero uno sciopero nel porto per bloccarne la partenza e proteggere gli ebrei di Palestina.
Ma i sionisti revisionisti erano, dal canto loro, protetti dal presidente del Consiglio francese, Robert Schuman, e dal ministro degli Esteri, Georges Bidault. Entrambi sapevano perfettamente che i sionisti revisionisti erano alleati dell’Asse e che Jabotinsky aveva insediato il Betar [milizia paramilitare, ndt] a Roma, sotto la protezione del duce Benito Mussolini. È probabile invece che ignorassero le trattative con i nazisti che i sionisti revisionisti condussero per l’intera durata della guerra.
Robert Schuman, che la propaganda ci presenta come «padre dell’Europa», era originario della Lorena. Per questo motivo si batté per impedire una guerra tra la Germania, dove era nato, e la Francia, di cui era diventato cittadino da quando Parigi aveva riottenuto la Lorena. Fu ministro di Philippe Pétain e il suo nome figura tra i firmatari del decreto di approvazione dell’Accordo di armistizio. Messo agli arresti domiciliari dai nazisti, fuggì e si unì alla Resistenza nel 1942, ossia dopo la vittoria sovietica a Stalingrado e quindi quando la sconfitta tedesca era ormai prevedibile.
Alla Liberazione, Schuman affermò davanti a un tribunale che il maresciallo Pétain aveva inserito il suo nome sul decreto di Armistizio senza consultarlo. Non fu quindi perseguito penalmente, ma il generale Charles De Gaulle si rifiutò sempre di stringergli la mano e non si recò al suo funerale, nel 1960.
Quanto a Georges Bidault, fu partigiano nonché membro del Consiglio Nazionale della Resistenza di Jean Moulin. In quella sede si adoperò per relegare nell’oblio il generale De Gaulle, cui tentò anche di soffiare la precedenza durante la parata sugli Champs-Elysées. Democratico-cristiano, si oppose all’indipendenza dell’Algeria e partecipò al colpo di Stato dei generali di Algeri, nel 1961, contro il presidente De Gaulle.
Non sorprende quindi che questo presidente del Consiglio e il suo ministro degli Esteri abbiano sostenuto il tentativo di colpo di Stato a Tel Aviv.
La guerra arabo-israeliana era appena iniziata. Né gli israeliani né gli arabi disponevano di armi in quantità sufficiente per combattere. Pertanto solo gli inglesi potevano prevalere. Costoro ebbero l’astuzia di non coinvolgere le loro forze propriamente dette, ma l’esercito coloniale. Furono quindi soldati transgiordani, addestrati da ufficiali britannici, a vincere quella guerra sotto il comando di Glubb Pascià, il cui vero nome era generale John Bagot Glubb.
David Grün-Ben Gurion, che aveva analizzato i rapporti di forza, poteva solo fare affidamento sugli inglesi per sviare la furia degli arabi. Dovette quindi estromettere i sionisti revisionisti che avevano appena combattuto la seconda guerra mondiale contro l’impero britannico, che poi avevano assassinato al Cairo il ministro delle Colonie, Walter Guinness lord Moyne, e che infine avevano fatto saltare in aria la sede del governo della Palestina mandataria, all’Hotel King David.
Quando l’Altalena fu affondata, Menahem Begin, che era succeduto al defunto Jabotinsky alla testa del partito sionista revisionista, non poteva vendicare i propri miliziani senza rischiare che Israele fosse sconfitto dagli arabi. Cercò quindi un accordo con Grün-Ben Gurion. Begin e Ben-Gurion evitarono la guerra civile e si spartirono gli incarichi. I sionisti restarono al potere e i sionisti revisionisti sparirono all’interno del Mossad, da dove continuarono a compiere azioni terroristiche. Tre mesi dopo assassinarono l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Folke Bernadotte, arrivato in Palestina per tracciare i confini tra le zone ebraiche e arabe del nuovo Stato binazionale. L’assassino di Bernadotte, Yehoshua Cohen, divenne la guardia del corpo di Ben Gurion.
Il primo ministro Netanyahu, nel timore che Ben Gvir nell’annunciare il ritrovamento del relitto potesse rievocare quel periodo turbolento, si è precipitato al museo Etzel per comunicare la notizia a modo suo. Ha annunciato che avrebbe fatto recuperare il relitto, simbolo dell’unità israeliana. Ha così sviato l’attenzione dal tentativo di colpo di Stato all’accordo di pace civile tra Ben Gurion e Begin.
Netanyahu è figlio del fascista Benzion Netanyahu, segretario particolare di Jabotinsky. Non sorprende quindi che abbia ordinato alle forze armate di compiere il massacro di civili a Gaza.
Per i nazionalisti integralisti è giunto il momento di annientare la civiltà slava Il presidente ucraino non-eletto, l’usurpatore Volodymyr Zelensky – il cui mandato elettivo è finito due anni e tre mesi fa – ha progressivamente trasformato il regime da coalizione nazionale, con la partecipazione dei nazionalisti integralisti, a dittatura dominata da questi ultimi.
I nazionalisti integralisti sono una corrente di pensiero risolutamente antisovietica e antikhazara (ossia antisemita, in riferimento all’impero ebraico khazaro che nel Medio Evo si sviluppò tra il Mar Nero e il Mar Caspio). L’espressione “nazionalista integralista” è mutuata dal fascista francese Charles Maurras.
Il nazionalismo integralista ucraino fu creato durante la prima guerra mondiale dall’agente del II Reich tedesco, Dmytro Dontsov. Si sviluppò nella scia del fascismo italiano e della Guardia di Ferro rumena, poi, durante la collaborazione con i nazisti, attorno al braccio destro di Dontsov, Stepan Bandera.
Durante la seconda metà della seconda guerra mondiale lo stesso Dontsov fu amministratore dell’Istituto Reinhar Heydrich. In tale veste fu uno degli ideatori della «soluzione finale delle questioni slava, ebrea e rom».
Meno di un mese fa, l’11 agosto 2026, i resti del colonnello Yevhen Konovalets sono estati riesumati, nel cimitero Crooswijk di Rotterdam, dalla Chiesta greco-cattolica ucraina, alla presenza dell’ambasciatrice dell’Ucraina. I resti sono stati restituiti all’Ucraina e temporaneamente sepolti, il 18 agosto, nel cimitero commemorativo militare nazionale, alla presenza di numerosi membri del governo e del presidente non-eletto Zelensky. Una cerimonia di estremo saluto è stata celebrata nella cattedrale patriarcale della Resurrezione di Cristo della Chiesa greco-cattolica ucraina a Kiev. I funerali definitivi si terranno al Pantheon nazionale.
Il colonnello Yevhen Konovalets (1891-1938) fu uno dei fondatori e dei primi dirigenti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN). Fu responsabile dei massacri dei bolscevichi di Kiev. Amico personale di Adolf Hitler dal 1922, nel 1936 si rifugiò a Roma sotto la protezione del duce Mussolini. A maggio 1938, durante un viaggio, fu assassinato dal NKVD sovietico [Commissariato del popolo per gli affari interni, ndt] a Rotterdam.
Gli onori gli sono stati resi dalla guardia presidenziale, la stessa che il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato a sfilare il 14 luglio 2026 sugli Champs-Elysées. Konovalets è responsabile di numerosi massacri. È un criminale contro l’umanità. Il messaggio dell’usurpatore Zelensky è chiaro: l’Ucraina non solo non si denazificherà, come esigono i russi, ma è di nuovo nazionalista integralista.
Il 24 agosto l’Ucraina ha celebrato il 35° anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica; erano presenti i capi di Stato e di governo degli Stati nordici-baltici (NB8) e del Regno Unito. Tutti hanno affermato che la Russia vuole invadere e annettere l’Ucraina. Hanno ribadito che la Crimea, il Donbass e la Novorussia sono ucraini. Nessuno ha menzionato che la Crimea proclamò l’autonomia dalla Repubblica Sovietica dell’Ucraina il 15 febbraio 1991, ovvero oltre sei mesi prima che Ucraina proclamasse la propria indipendenza dall’URSS. La Repubblica di Crimea fu riconosciuta dall’Ucraina Sovietica il 19 giugno 1991, due mesi prima che quest’ultima proclamasse la propria indipendenza. Il 5 maggio 1992 la Crimea proclamò la propria indipendenza. Kiev cessò di pagare le pensioni e gli stipendi dei funzionari crimeani. Questi oneri furono sostenuti da Mosca dal secondo semestre 1992 a tutto il 1993, quando il presidente russo Boris Eltsin smise di farsene carico.
Due giorni dopo la celebrazione, il 26 agosto, partiti gli ospiti ufficiali, l’usurpatore Zelensky ha decorato i combattenti del fronte di Oleksandrivska (Donbass), in particolare il generale di brigata Andriy Biletskyi, comandante del 3° corpo d’armata.
Gli ha consegnato la stella d’oro, la più alta onorificenza ucraina, quella riservata agli Eroi dell’Ucraina.
Lo storico Andriy Biletsky è autore di una tesi sull’Esercito Nazionale Ucraino (UPA) in cui esalta il genocidio di un centinaio di migliaia di polacchi in Volinia e il massacro di diverse decine di migliaia di ebrei a Babi Yar. Ha fondato il Settore Destro ed è stato uno dei principali protagonisti del colpo di Stato (battezzato dalla propaganda atlantista Euromaidan o Rivoluzione della Dignità) che rovesciò il presidente eletto Viktor Janukovich nel febbraio 2014. Successivamente fondò il Battaglione Azov e guidò il massacro dei russofoni del Donbass, nonché le successive battaglie di Mariupol e Bakhmut.
Come tutti i nazionalisti integralisti, Biletsky sostiene che i veri ucraini non sono slavi, ma variaghi, ossia vichinghi finlandesi; i variaghi sono destinati a combattere la «battaglia finale» contro gli slavi. Nel 2010 dichiarò: «La missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le Razze Bianche del mondo in un’ultima crociata per la loro sopravvivenza. Una crociata contro gli Untermenschen [subumani] guidati dai semiti» [2].
E ora Non possiamo più ignorare quanto sta accadendo. Le forze del fascismo storico, non i fanatici nostalgici delle parate in uniforme, ma coloro che ambiscono continuare la seconda guerra mondiale, si sono risvegliate. Hanno iniziato a riscrivere la storia. Sfruttano la nostra indifferenza per cancellare la memoria dei loro crimini.
La nostra responsabilità immediata è quella di negare loro ogni responsabilità politica prima che tentino di prendersi la rivincita e scatenino l’apocalisse.
Dobbiamo esigere elezioni immediate in Ucraina e in Giappone. Sono state indette in Israele, ma dobbiamo assicurarci che la campagna elettorale sia autentica.















