Vladimir Jabotinsky, Benito Mussolini, Benjamin Netanyahu.
L’opinione pubblica internazionale ha cambiato nettamente opinione sul primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu: la maggioranza ormai crede che egli non voglia la pace, ma stia cercando di annientare la popolazione del Libano del sud, come già quella di Gaza.
Netanyahu ha manifestato chiaramente questo proposito quando si è opposto al piano di pace degli Stati Uniti con l’Iran. Per la prima volta il suo principale alleato ha infatti dimostrato che è possibile una strada diversa da quella israeliana.
Sin dall’ascesa al potere della coalizione Likud/Kahanisti [1] non abbiamo smesso di spiegare che l’attuale governo israeliano porta avanti il progetto sionista revisionista di Ze’ev Vladimir Jabotinsky [2].
Sebbene abbiamo a lungo sottolineato che il progetto sionista revisionista di un impero ebraico non abbia nulla a che vedere con quello del sionismo di Theodor Herzl, alcuni lettori hanno respinto le nostre argomentazioni ritenendo che nascondessero un pregiudizio antisemita. Una reazione che, oltre a essere offensiva, ignora il nostro impegno a favore dell’uguaglianza di tutti, senza distinzioni.
Ricordiamo quindi un’evidenza tenuta a lungo nascosta: i sionisti revisionisti si allearono con il duce Benito Mussolini e durante tutta la seconda guerra mondiale, e anche oltre, negoziarono con personalità vicine al führer Adolf Hitler. Insieme all’SS Adolf Eichmann organizzarono la deportazione ad Aushwitz di migliaia di ebrei ungheresi [3].
Dopo l’operazione Diluvio di Al Aqsa del 7 ottobre 2023 regna una certa confusione. Si è aperto un dibattito per stabilire se la risposta israeliana debba essere definita genocidio. C’è chi sostiene che le forze armate israeliane non abbiano mai cercato di uccidere obiettivi in base alla loro appartenenza etnica e che, del resto, non c’è stato alcun ordine governativo in tal senso.
Tuttavia le Forze di Difesa Israeliane (FDI) hanno applicato la Direttiva Dahiyé, redatta a ottobre 2008 dal rispettabilissimo generale Gadi Eizenkot [4]. Riferendosi alla periferia di Beirut e al Libano meridionale, Eizenkot dichiarò a Yediot Aharonot: «Useremo una forza sproporzionata contro i villaggi, causeremo ingenti danni e distruzioni. Dal nostro punto di vista non sono villaggi popolati da civili, ma basi militari. Non è una raccomandazione, è un piano. Un piano approvato».
Negli ultimi tre anni questo piano è stato applicato a Gaza e negli ultimi tre mesi in Libano. Sono crimini di guerra rivendicati pubblicamente da un militare arabo-ebreo che fu capo di stato-maggiore delle FDI dal 2015 al 2019 e fu nominato ministro senza portafoglio per poter partecipare al gabinetto di guerra istituito l’11 ottobre 2023.
Ora, questi crimini di guerra hanno lo scopo di annientare la resistenza popolare dei gazawi e dei libanesi. Non distinguere tra resistenti e popolazione civile significa affermare che si intende annientare indistintamente tutti i gazawi e tutti i libanesi del Sud. Si tratta, senza alcun dubbio, di genocidio.
Spettava alla Corte Internazionale di Giustizia, il tribunale interno delle Nazioni Unite, affermarlo. È ciò che il Sudafrica, già vittima dei sionisti revisionisti durante l’apartheid, ha cercato di ottenere già dal 29 dicembre 2023. Purtroppo, la maggioranza della Corte, influenzata dal suo presidente, il libanese Nawaf Salam, si è opposta. Salam deve la fortuna della sua famiglia all’acquisto da parte del nonno, per conto di lord Lionel Walter Rothschild, di terreni della borghesia palestinese. Grazie alla sua gestione della Corte, Salam è stato nominato primo ministro del Libano… dove si trova a dover affrontare ciò che non ha voluto giudicare per Gaza.
Il problema che ora si pone è: dobbiamo de-fascistizzare lo Stato di Israele, come si è voluto de-nazificare la Germania? Tutti devono infatti essere consapevoli che Netanyahu e i suoi alleati intendono trasformare in profondità lo Stato di Israele, già da loro definito «Stato ebraico», e del quale hanno affermato voler fare non più un’«Atene», ma una «super-Sparta» [5].
Questo problema rischia di essere vitale: a oggi la coalizione di Netanyahu pratica la tortura, compie crimini di guerra e genocidi, ma non ha mai attentato alla vita degli oppositori politici interni. Ma sarà questo il passo successivo della sua presa di potere e per la realizzazione di suoi obiettivi. Se non lo ha ancora fatto non è per umanità, ma per un solo motivo: mantenere l’unità del popolo israeliano in modo da poterne sfruttare l’immagine per mascherare i propri crimini.
Dobbiamo capire tutti, israeliani e non-israeliani, ebrei e non-ebrei, che i sionisti revisionisti sono nemici del genere umano. Non ebbero alcuna esitazione ad assassinare gli ebrei ucraini filosovietici nel 1921-1923 [6], poi gli ebrei ungheresi più facoltosi nel 1942-1945. Non ne avranno domani a uccidere coloro che oppongono resistenza, chiunque essi siano. Dobbiamo guardare con lucidità i fatti, dobbiamo fermarli.











