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Il Futuro Incerto Della Bosnia-Erzegovina

Il Futuro Incerto Della Bosnia-Erzegovina

Il Comitato direttivo del Consiglio per l’attuazione della pace, istituito dagli Accordi di Dayton del 1995, si è riunito il 4 e il 5 giugno 2026. All’incontro hanno partecipato Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea nonché l’Organizzazione della Conferenza islamica.

Il Comitato non è riuscito a designare il nuovo alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina. Secondo Agence Europe, Germania e Francia hanno sostenuto il candidato francese, René Troccaz, appoggiato anche dal Regno Unito; l’Italia ha sostenuto Antonio Zanardi Landi, appoggiato dagli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno espresso delusione per «l’incapacità degli europei di raggiungere un consenso su un candidato europeo» e hanno affermato che potrebbero «riconsiderare il proprio ruolo nell’attuale presenza internazionale in Bosnia-Erzegovina».

Nel 1995 la carica di alto commissario per la Bosnia-Erzegovina avrebbe dovuto essere assegnata dalle Nazioni Unite, ma l’Unione Europea se ne è appropriata. In occasione della Conferenza di Bonn del 1996 i poteri dell’alto rappresentante furono ampliati (i cosiddetti “poteri di Bonn”). In pratica, la Bosnia-Erzegovina fu posta sotto tutela tedesca e il marco (oggi l’euro) fu imposto come moneta ufficiale.

Christian Schmidt (nella foto), ex ministro tedesco, è diventato alto commissario della Bosnia-Erzegovina nel 2021. Non appena assunto l’incarico ha imposto una riforma della legge elettorale che ha stravolto l’equilibrio dei gruppi etnici a vantaggio dell’Unione Democratica Croata della Bosnia-Erzegovina (HDZ-BiH), partito con il quale intratteneva da tempo rapporti privilegiati.

Ma Schmidt entrò in conflitto con il presidente della Repubblica Serba di Bosnia (Republika Srpska), Milorad Dodik, e lo destituì. Dodik si rifiutò di obbedire.

All’orizzonte si profilava una nuova guerra. A inizio 2025 Albania, Croazia e Kosovo stipulavano un accordo trilaterale di difesa, mentre Serbia e Ungheria stringevano un’alleanza militare. L’estone Kaja Kallas, alto rappresentane dell’Unione Europea per gli Esteri e la Politica di Sicurezza, annunciava l’imminenza di una nuova guerra.

La Russia convocava più volte il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per mettere in guardia sui preparativi bellici, ma ogni volta gli Occidentali ne deridevano le preoccupazioni e insinuavano che i russi si interessassero ai serbi solo perché ortodossi come loro.

Ma il presidente Dodik ha ingaggiato Rudy Giuliani, ex sindaco di New York nonché avvocato del presidente Trump, e Rod Blagojevich, ex governatore dell’Illinois, come lobbisti a Washington. Ad aprile 2026 il figlio del presidente Trump, Donald Trump Jr., si è recato a Banja Luka, capitale della Republika Srpska. Il generale Michael T. Flynn – ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump – e il fratello Joseph hanno organizzato un vertice economico in Republika Srpska. È previsto un investimento di 1,5 miliardi di euro (1,8 miliardi di dollari) in aeroporti, centrali a gas e un gasdotto nella Repubblica Serba di Bosnia.

Infine, l’11 maggio 2026, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno spinto per le dimissioni di Schmidt.

La slovena Marta Kos, commissaria europea per l’Allargamento, il 14 giugno ha dichiarato: «l’alto rappresentante dovrebbe esercitare le proprie funzioni in modo che il suo ruolo divenga molto presto superfluo. La Bosnia-Erzegovina deve così ritrovare la piena sovranità ed essere in grado di prendere le proprie decisioni senza supervisione internazionale. Alla Commissione europea stiamo preparando una prospettiva per il futuro della Bosnia-Erzegovina».

☞ Il complotto, che ha rischiato di sfociare in una guerra, è stato opera del gruppo tedesco che sostiene i nazionalisti integralisti in Ucraina e sta preparando la Germania a scatenare una guerra contro la Russia. È fallito grazie all’alleanza tra la Russia e l’amministrazione Trump, in atto dal vertice di Anchorage del 15 agosto 2025.

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