Rete Voltaire | 13 giugno 2026
• Il 10 giugno il Consiglio di Sicurezza ha organizzato un dibattito pubblico sugli strumenti per far progredire la pace in Medio Oriente. Vi hanno partecipato 70 Stati.
• Tutti i partecipanti hanno ritenuto che la sicurezza di Israele e i diritti del popolo palestinese debbano essere affrontati congiuntamente in un quadro negoziato e non in una logica di fatto compiuto – il che non significa che anche le responsabilità dello Stato di Israele e de non-Stato della Palestina debbano essere trattate insieme (dottrina Negroponte).
• «Il dialogo e la mediazione possono produrre risultati duraturi solo se accompagnati da meccanismi di responsabilità che garantiscano il rispetto degli impegni assunti» ha sottolineato la delegazione palestinese. Lo Stato di Israele non applica ancora il punto 8 (accesso degli aiuti umanitari) del piano Trump per Gaza in 15 punti, che tuttavia si era impegnato a rispettare).
• La Liberia ha proposto un meccanismo permanente di mediazione delle Nazioni Unite attivo anche tra una crisi e l’altra, incaricato di verificare i cessate-il-fuoco, di monitorare gli impegni, nonché di mantenere aperto un canale di dialogo quando il Consiglio di Sicurezza è paralizzato.
• Il Libano ha ricordato che «le basi di una pace giusta e duratura in Medio Oriente esistono già attraverso il diritto internazionale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e le diverse iniziative di pace».
• Gli Emirati Arabi Uniti hanno ricordato «che una mediazione efficace deve basarsi sulla neutralità e il rispetto della sovranità degli Stati, del diritto internazionale e della arta delle Nazioni Unite»,











