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Europa e oltre

L’Iran Non Reagisce Né Negozia, Prosegue La Sua Rivoluzione Mondiale, Di Thierry Meyssan

L’Iran Non Reagisce Né Negozia, Prosegue La Sua Rivoluzione Mondiale, Di Thierry Meyssan

Il presidente Trump, e con lui l’insieme dei responsabili politici e i commentatori occidentali, ritengono che gli iraniani dovrebbero solo cercare di far cessare i bombardamenti del Pentagono e ricuperare un tenore di vita accettabile. Basterebbe rinunciassero al programma nucleare e riaprissero lo Stretto di Hormuz.

È evidente che non è questo che interessa loro. Gli Occidentali non capiscono affatto cosa vogliono gli iraniani, che non conoscono per nulla. Non hanno ancora colto il significato del messaggio di Mohammad Mossadeq e di Ruhollah Khomeini: gli iraniani possono liberare il loro Paese dallo sfruttamento coloniale anglosassone e liberare il mondo dalla dominazione coloniale occidentale, attingendo la forza per compiere questa rivoluzione dalla religione.

Mossadeq dimostrò che era possibile riappropriarsi delle risorse del Paese. Nazionalizzò il petrolio e negoziò la quota che l’Iran concedeva alle compagnie straniere. Anche se fu rovesciato dalla Cia e dell’MI6 con la complicità dello scià, ciò che aveva realizzato non poté essere cancellato. Mossadeq aveva risvegliato una nazione sfruttata.

Per lunghi anni Khomeini non smise mai di sognare che ogni mussulmano potesse seguire gli esempi dei profeti Ali e Hussein e consacrare la vita alla giustizia. Immaginò che l’Iran si affrancasse dall’interpretazione dolorista della leggenda dorata dell’Islam; che potesse liberarsi e liberare il resto del mondo. Ciò gli valse la scomunica da parte di tutti gli altri ayatollah… e la designazione da parte di Zbigniew Brzezinski per sostituire lo scià.

Certo Khomeini, che era molto orgoglioso, combatté Mossadeq, ma entrambi condividevano la stessa concezione della sovranità iraniana.

Della rivoluzione islamica ricordiamo solo gli eccessi e le follie. Ogni rivoluzione è sanguinosa, ma non le condanniamo tutte allo stesso modo. Ci ricordiamo delle condanne a morte degli iraniani accusati, a torto o a ragione, di essere agenti delle potenze coloniali o dell’Iraq di Saddam Hussein, ma non della guerra che questi Stati hanno imposto al Paese. Abbiamo visto la brutalità della Polizia dei Costumi iraniana nei confronti delle donne che rifiutano d’indossare l’abito tradizionale, ma non quella nei confronti degli uomini che rifiutano di portare la barba.

In Francia abbiamo vissuto analoghe vicende: i nostri antenati condannarono a morte coloro che sostenevano gli eserciti delle monarchie coalizzate e volevano ripristinare l’ordine del diritto divino, spingendosi al punto di massacrare i vandeani. I sans-culottes imposero la loro uniforme e martirizzarono coloro che insistevano a vestirsi come sotto l’Ancien Régime. Tuttavia siamo consapevoli che questi orrori non erano la Rivoluzione. La Rivoluzione era la creazione di un nuovo ordine fondato su libertà e uguaglianza.

L’Iran contemporaneo è consapevole che il decennio di terribile guerra (1980-1988) che l’Iraq e gli Occidentali gli inflissero preludeva al vero scontro: all’epoca si voleva impedire la costituzione della Repubblica Islamica, ora si vuole impedire la realizzazione del sogno di Khomeini.

È storia: il vecchio ayatollah Khomeini non cercò di rientrare in possesso dei beni di cui era stato spogliato dallo scià, ma, appena arrivato a Teheran, chiamò l’esercito a schierarsi dalla parte del popolo e l’intero popolo a schierarsi dalla parte degli oppressi.

È ciò che oggi sta facendo l’Iran.

L’Iran è stato ovviamente consapevole fin dall’inizio di non poter vincere contro l’aviazione israelo-statunitense. Le sue forze armate hanno in effetti distrutto alcuni bombardieri, ma la strategia dell’Iran era altra: mostrare agli amici arabi del Golfo che le potenze coloniali li stavano sfruttando. Ha attaccato le basi militari statunitensi in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait e Qatar. Ha spiegato a ognuno di questi Stati che erano complici dell’aggressione statunitense perché avevano ceduto parti del loro territorio al Pentagono, che le usava per aggredire l’Iran.

Il caso del Sultanato dell’Oman è diverso: è uno Stato neutrale che non ospita alcuna base militare straniera. Tuttavia, il 12 e 13 marzo ha permesso a bombardieri e droni statunitensi di sorvolare il proprio territorio per attaccare l’Iran. Dopo un vivace scontro con Teheran, Mascate ha messo fine a queste intrusioni. Gli altri Stati invece non hanno potuto cambiare la propria posizione. Si sono intestarditi ad aggrapparsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza, che viola il diritto internazionale e sancisce la superiorità del punto di vista occidentale.

Al momento nessuno ha capito cosa stesse accadendo. I commentatori internazionali hanno ironizzato sulla stupidità degli iraniani che attaccavano i propri alleati. Ma, col passare dei giorni, ognuno di questi sei Stati ha cominciato a chiedersi se non fosse esso stesso causa della propria sventura; se il problema non nascesse dall’aver accettato basi militari statunitensi per la propria difesa, basi che in realtà li hanno trasformati in mercenari degli occidentali e in bersagli degli iraniani.

Per dare più forza al concetto, Teheran ha scritto anche ai governi tedesco, britannico, cipriota, rumeno e bulgaro per rimarcare che, autorizzando il Pentagono a utilizzare le loro basi militari per aggredire l’Iran, ne diventavano complici e si esponevano alla reazione iraniana.

Indi gli iraniani hanno evidenziato la complicità della maggior parte degli Stati del mondo – eccetto Russia, Bielorussia e Cina – nel furto dei beni iraniani all’estero e nell’assedio delle banche iraniane con cui nessuno osa più intrattenere rapporti. Sul momento nessuno ha dato peso a queste recriminazioni. Nessuno ha quindi colto la portata della procedura amministrativa studiata dagli iraniani per attraversare lo Stretto di Hormuz. I commentatori internazionali hanno ironizzato sulla stupidità della pretesa di imporre un pedaggio per il transito in un canale naturale.

Gli iraniani hanno spiegato che avrebbero autorizzato ad attraversare lo Stretto solo le navi non coinvolte nell’aggressione; alle altre avrebbero chiesto garanzie bancarie, per cautelarsi da eventuali incidenti. Il panico si è impadronito delle compagnie di navigazione: come fornire garanzie bancarie al sistema bancario iraniano, da trent’anni escluso dal sistema bancario mondiale per volere del dipartimento al Tesoro statunitense?

L’Iran si sta rivolgendo a tutti noi: siamo tutti complici di una politica che vuole affamarlo e non ne siamo consapevoli; esattamente come Arabia Saudita, Bahrein, Bulgaria, Emirati Arabi Uniti, Germania, Giordania, Kuwait, Qatar, Romania e Regno Unito sono complici dell’aggressione militare senza mai aver scelto di parteciparvi.

Saremo costretti a scegliere: o continuare ad affamare gli iraniani, fingendo di non esserne consapevoli, oppure affrancarci dagli Stati Uniti.

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