donald-trump-prende-atto-dei-limiti-del-jacksonismo,-di-thierry-meyssan
Europa e oltre

Donald Trump Prende Atto Dei Limiti Del Jacksonismo, Di Thierry Meyssan

Donald Trump Prende Atto Dei Limiti Del Jacksonismo, Di Thierry Meyssan

Il 21 aprile 2026 il presidente Trump è andato a Louisville (Kentucky) per celebrare Henry Clay, storico avversario del presidente Andrew Jackson. Voleva dimostrare di aver ascoltato la voce del popolo e dei suoi consiglieri e di aver cambiato metodo.

Questo articolo fa seguito a «Lo scisma che oppone il Pentagono al Vaticano», 21 aprile 2026

Il 21 e 22 giugno 2025, con l’Operazione Martello di Mezzanotte il presidente Donald Trump ordinò il bombardamento dei siti nucleari iraniani. L’obiettivo ufficiale era distruggere ogni capacità di produrre la bomba atomica. L’obiettivo ufficioso e preminente era sottrarre a Israele la scusa per ricorrere alla bomba atomica contro l’Iran, come suggerivano diversi politici.

Il Pentagono si rese conto che gli impianti iraniani sono interrati così profondamente da non poter essere raggiunti. Peraltro, se questi bombardamenti avessero colpito gli obiettivi le conseguenze sarebbero state inimmaginabili.

L’operazione è stata per Washington l’occasione d’interrogarsi sulla possibilità di rovesciare il regime khomeinista e, soprattutto, sulla propria strategia generale. Al momento della formazione del governo, Trump aveva accettato che il vicepresidente JD Vance nominasse l’amico Elbrige Colby sottosegretario alla Guerra. Questo stratega aveva già partecipato al primo mandato di Trump, cui aveva esposto la propria “teoria della privazione”: per continuare a essere la prima potenza mondiale e assicurarsi di non venire superati da Beijing, non bisogna combattere la Cina militarmente, ma privarla dell’energia e delle materie prime necessarie al suo sviluppo [1].

Colby è l’unica figura legata all’èra Obama-Biden ad aver trovato spazio nell’amministrazione Trump. Ha infatti influenzato la politica dei Democratici verso l’Iran, nonché lavorato per WestExec Advisors, la società di Antony Blinken.

Dall’Operazione Martello di Mezzanotte, la linea di condotta di Trump ha cominciato a cambiare. Fino ad allora il presidente si era innanzitutto preoccupato di salvare il dollaro dall’abissale debito pubblico. Aveva sollecitato il sostegno finanziario degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita, nonché moltiplicato dichiarazioni categoriche, garantendo di non aver alcun problema di tesoreria. Poi aveva annunciato investimenti faraonici per una «cupola d’oro» e per una «flotta d’oro». Fumo negli occhi: avendo gli Stati del Golfo già esaurito le liquidità, i progetti Usa di super-armamento non hanno mai preso il via.

Per studiare come privare la Cina delle risorse all’estero, Colby si avvicina a John Ratcliffe, direttore della Cia. Anche Ratcliffe è nipote di William Colby, direttore della Cia di Richard Nixon, che, con il suo vecchio amico, il generale francese Paul Ausaresses, instaurò le dittature in America Latina [2].

A settembre-ottobre 2025 Elbrige Colby e John Ratcliffe inviano emissari in Qatar per incontrare Delcy Rodríguez, vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, e il suo amante, Yussef Abou Nassif Smaili. Lo scopo della missione è sondare il terreno per valutare se la giovane donna possa contribuire a mettere termine alla deriva autoritaria di Nicolás Maduro [3].

Verificata la possibilità che la vicepresidente è in grado di pacificare la situazione a Caracas, il SouthCom prepara l’operazione; la Cia intanto s’incarica di far credere che l’obiettivo è mettere fine al traffico di droga; allo scopo distrugge alcune imbarcazioni che trasportano droga. In realtà il vero obiettivo è assicurarsi che il petrolio venezuelano non arrivi più in Cina (la “strategia della privazione”, appunto). Il mondo intero non se ne accorge e la sinistra erroneamente pensa che i capitalisti vogliano appropriarsi del petrolio venezuelano. È l’Operazione Determinazione Assoluta del 3 gennaio 2026.

Colby e Ratcliffe si mettono subito al lavoro per preparare il passo successivo: privare la Cina del petrolio iraniano, che rappresenta il 40% delle sue importazioni energetiche. I due uomini attivano i loro contatti a Tel Aviv, con l’intento di far credere a Benjamin Netanyahu che avrà campo libero se attaccherà l’Iran. Infatti, il primo ministro israeliano propone immediatamente agli Stati Uniti di organizzare un cambio di regime a Teheran.

Colby e Ratcliffe ritengono entrambi improbabile il rovesciamento del regime e non credono che l’Iran stia preparando la bomba atomica. Il loro obiettivo è esclusivamente strangolare la Cina. Il presidente Trump è convinto che gli alleati della Nato aiuteranno ancora una volta gli Stati Uniti a compiere l’operazione. Ottiene che la Francia addestri cecchini kurdi in Iraq per sparare su manifestanti e poliziotti, così provocando il caos che dovrà causare la caduta degli ayatollah. Nel frattempo, Scott Bessent, segretario al Tesoro, organizza il fallimento della banca Ayandeh [4], depositaria dei risparmi dei commercianti del bazar.

Il 23 ottobre 2025 la banca Ayandeh fallisce. I correntisti cominciano a manifestare. Sono rovinati. Alcuni di loro sono ricchi commercianti. Il Paese è in fermento, ma nessuno contesta il regime. A gennaio 2026 i cecchini kurdi cominciano a uccidere manifestanti e poliziotti, gli uni attribuendo reciprocamente la responsabilità agli altri. In realtà si tratta di un’operazione compiuta da terzi, invisibili alla popolazione.

Trump tuona che non permetterà ai Guardiani della Rivoluzione di massacrare il popolo iraniano. Gli Occidentali, convinti che i non-occidentali siano dei primitivi, appoggiano la «difesa della democrazia». La beffa è compiuta. Israele, che non rispetta i capi religiosi non-ebrei, uccide la Guida Suprema. Gli Stati Uniti si accodano immediatamente.

Il seguito sorprende tutti: l’Iran, che da 48 anni si prepara a liberarsi dalle potenze coloniali per poi liberare il resto del mondo, si è ben protetto. I bombardamenti di Israele e Stati Uniti riescono a decapitare il Paese, la cui testa ricresce immediatamente come un’idra. Non sorprenda: nel 1981 i Mujahiddin del Popolo riuscirono a uccidere in un colpo solo 70 leader iraniani, tra cui l’ayatollah Seyyed Mohammad Hosseini Beheshti, numero due del Paese, e una decina di ministri. In due giorni furono tutti rimpiazzati.

Peggio, l’Iran, che aveva previsto l’aggressione e preparato da molto tempo la risposta, attacca le basi militari statunitensi della regione. In poche ore pone fine al dominio aereo occidentale distruggendo il super-radar statunitense che sorvegliava l’intero Medio Oriente [5]. Poi distrugge gli aerei-radar inviati a sopperire al super-radar terrestre. Il Pentagono impiega un po’ a capire che l’Iran dispone di un satellite che gli permette di vedere l’intera regione [6]. Gli Stati Uniti sono accecati, mentre l’Iran vede tutto nei minimi dettagli. La risposta è talmente spettacolare che anche l’opinione pubblica iraniana scettica si schiera contro l’aggressore. Un’intera generazione chiede di unirsi ai Bassiji e ai Pasdaran, ovvero al corpo dei Guardiani della Rivoluzione.

Il dipartimento di Stato si rivela non è più efficace di quello della Guerra: l’Iran rispolvera la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu 3314 del 1974 (adottata all’unanimità senza votazione), a norma della quale Teheran, attaccando le basi statunitensi nel Golfo, agisce nel rispetto del diritto internazionale [7]. Al contrario, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza di condanna della risposta iraniana contro gli Stati del Golfo, lo viola. Gli Stati del Golfo non sanno più a che santo votarsi, insistono a denunciare gli attacchi iraniani, ma devono rassegnarsi ad ammettere di aver commesso un gravissimo errore: ospitando basi militari statunitensi credevano di essere protetti. Scoprono invece che si sono prostrati a una potenza che li ha trascinati in una guerra che non è la loro.

Gli alleati della Nato, prendendo atto che non ci sarà soluzione militare, si rifiutano di aderire alle richieste della Casa Bianca, nonostante avessero partecipato alla fase preparatoria dei massacri perpetrati durante le manifestazioni in Iran. Nel frattempo, la Cina riorienta i propri missili, puntandoli non più contro Taiwan, ma contro le basi militari statunitensi nell’Indo-Pacifico [8]. Tutto il mondo si adatta alla paralisi statunitense.

Poiché le disgrazie non arrivano mai sole, le ambasciate iraniane diffondono video computerizzati che mettono in scena, in modo caricaturale, le invettive di Trump. L’umorismo ritorce l’opinione pubblica mondiale contro l’aggressore.

Quando si sbaglia ma si rifiuta di ammetterlo, si ha sempre la tentazione di andare oltre. Poiché i primi bombardamenti non hanno portato risultati, Trump decide di intensificarli fino a quando gli iraniani non cederanno [9]. E decide persino di bloccare lo Stretto di Hormuz. Ma le scorte di munizioni cominciano a scarseggiare. Il Pentagono è costretto a requisire armi destinate ad altri teatri operativi.

Trump non si rassegna al fallimento e punta sull’escalation: se i bombardamenti convenzionali non hanno sortito alcun effetto contro il “regime”, non resta che ricorrere alla bomba atomica. Non a una strategica come quelle di Hiroshima e Nagasaki, ma tattica. Dan Caine, presidente del comitato dei capi di stato-maggiore, reagisce. Si dichiara contrario e comunica a Trump che non sarà lui a dare il via all’attacco nucleare [10]. Il presidente abbozza e cerca di salvare la faccia davanti alla stampa.

Trump non può che prendere atto dello scacco subito dagli Stati Uniti. Analizzando la situazione si rende contro che il suo approccio da uomo d’affari – combinazione di un personale modo di negoziare e di ideologia jacksoniana che vuole sostituire la guerra con il commercio – non gli permette di reagire efficacemente. Deve quindi voltare gabbana. Ecco perché decide di richiamare a sé i sostenitori di un’ideologia più classica. Come gesto di distensione ribattezza una sala dell’Old Executive Building, un’ala della Casa Bianca, sala Henri Clay [11]. Clay fu il principale avversario di Andrew Jackson.

Da tre settimane la base MAGA (Make America Great Again) si sta allontanando da Trump. Molti ora parlano apertamente della possibilità di dichiararlo incapace e di fargli succedere il vicepresidente JD Vance. Il 25 aprile 2026, alle ore 20.30, un cecchino isolato irrompe nei pressi della sala da ballo dove l’amministrazione Trump riceveva i giornalisti accreditati alla Casa Bianca. Tenta di assassinare il presidente. Il Secret Service (servizio di protezione delle alte personalità) mette in sicurezza il presidente, la sua famiglia e i membri del governo. Non interviene in primo luogo per salvare Trump, bensì il vicepresidente Vance. Il tiratore viene neutralizzato, ma il messaggio è chiaro.

0:00
0:00