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Rivelazioni Sui Preparativi Per La Guerra Contro L’Iran

Rivelazioni Sui Preparativi Per La Guerra Contro L’Iran

Rete Voltaire | 18 aprile 2026

• Il 21 gennaio 2026, al Forum Economico Mondiale (Davos), Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha dichiarato: «Ha funzionato perché a dicembre la loro economia è crollata. Abbiamo visto una grande banca fallire. La Banca Centrale ha iniziato a stampare denaro. C’è penuria di dollari. Non possono importare ed è per questo che la gente è scesa in piazza.»
Questa ammissione modifica profondamente la spiegazione delle manifestazioni di gennaio in Iran. Avevamo già rilevato che si era trattato di una reazione popolare alla bancarotta della banca Ayandeh di ottobre 2025. I piccoli risparmiatori si erano ritrovati improvvisamente rovinati.
Inizialmente le rivendicazioni erano solo economiche. Nessuno chiedeva un “cambiamento di regime”.

• Il 5 aprile 2026, in un’intervista telefonica con Fox News, il presidente Trump, congratulandosi in anticipo per un accordo con l’Iran, ha ammesso senza mezzi termini che «Washington ha armato gruppi di opposizione curdi iraniani durante le manifestazioni di gennaio in Iran.»
Si tratta di quella che la Cia, alla fine degli anni Novanta, chiamava la «strategia dei combattimenti tra cani». L’Agenzia si pregiava di poter provocare una guerra civile ovunque. Un metodo perseguito con successo in Jugoslavia, Libia e Ucraina: durante una manifestazione, venivano appostati sui tetti dei cecchini che sparano sia sui manifestanti sia sui poliziotti. Manifestanti e poliziotti si accusavano a vicenda di assassinare i propri concittadini: era l’inizio della guerra civile.

• È quindi chiaro che questo è accaduto anche durante le manifestazioni di gennaio in Iran. Se le proteste per la rovina dei risparmiatori a causa del fallimento della banca Ayandeh si sono trasformate in un bagno di sangue, non è stato affatto a causa della repressione dei Guardiani della Rivoluzione, ma dell’azione di Washington.
Non si conosce il bilancio delle vittime di questi eventi. Le stime variano, a seconda delle fonti, da 2.000 a 40.000 morti.

• Anche la morte del maresciallo capo francese Arnaud Frion, avvenuta il 12 marzo durante l’attacco del gruppo Ashab al-Khaf alla base dei peshmerga di Mala Qara (Iraq), sembra non sia stata un incidente. In quell’occasione sono rimasti feriti altri cinque militari francesi. Secondo il ministero della Difesa francese, questi soldati partecipavano a una missione di addestramento delle forze irachene nell’ambito della lotta al terrorismo. Secondo Ashab al-Kahf stavano invece addestrando i peshmerga per intervenire segretamente in Iran.

• Se ne devono trarre tre conclusioni:

1- Gli Stati Uniti non hanno mai avuto intenzione di liberare gli iraniani oppressi dai Guardiani delle Rivoluzione. Dall’inizio della guerra moltissimi giovani iraniani si sono invece uniti ai Guardiani della Rivoluzione.

2- Gli Stati Uniti non hanno lanciato l’attacco all’Iran sotto pressione di Israele: lo avevano pianificato prima dell’incontro dell’11 febbraio a Washington con Benjamin Netanyahu.

3- La Francia è coinvolta nelle operazioni segrete della Cia in Iran. È parte in causa nella guerra.

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