Rete Voltaire | 11 aprile 2026
• Il 7 aprile 2026 gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno presentato al Consiglio di Sicurezza una proposta di risoluzione (S/2026/273). Il testo afferma che la Repubblica Islamica d’Iran non ha alcun diritto di chiudere lo Stretto di Hormuz – né quello di Bab el-Mandeb – alla navigazione internazionale né di privare i popoli del mondo di risorse essenziali per la vita. Il testo non è stato adottato perché Russia e Cina hanno posto il veto.
• La delegazione cinese ha criticato il testo definendolo sbilanciato, affermando che «condanna solo una parte» invece di identificare «le cause reali del conflitto» e lavorare per il dialogo e la pace. «Gli Stati Uniti e Israele sono gli istigatori di questo conflitto e li esortiamo a cessare immediatamente le operazioni militari» ha affermato, prima di invitare l’Iran a smettere di attaccare i Paesi del Golfo e a tenere conto degli interessi del Paesi del Sud del mondo.
• «È inaccettabile ignorare la causa primaria della crisi in Medio Oriente» ha aggiunto la delegazione russa, secondo la quale il testo respinto era inteso a «dare carta bianca per proseguire le azioni aggressive e per una nuova escalation», in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti «minaccia di distruggere l’Iran se lo stretto di Hormuz non verrà riaperto». L’adozione di una risoluzione così «unilaterale» avrebbe compromesso ogni prospettiva di ripresa del processo negoziale e ostacolato le iniziative di pace di Stati come Cina, Pakistan e Turchia. Osservando che la questione della sicurezza dello Stretto di Hormuz «può essere risolta solo con la partecipazione di tutti i Paesi che si affacciano su questo importante corridoio di trasporto», compreso l’Iran, ha indicato che la proposta alternativa di Russia e Cina sottolineerà che la garanzia di una vera libertà di navigazione nello Stretto «può essere ottenuta solo attraverso la cessazione delle ostilità e la conclusione di un accordo negoziato».
• Denunciando una proposta di risoluzione «indifendibile», il cui «obiettivo è ripulire i crimini di guerra commessi da Stati Uniti e Israele contro l’Iran», la delegazione iraniana ha affermato che gli «atti legittimi» intrapresi dal proprio Paese nello Stretto di Hormuz sono stati compiuti nel pieno rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del principio di legittima difesa. «Attualmente lo Stretto è aperto, tranne che alle navi associate agli aggressori», ha ribadito.











