• L’annuncio del presidente Donald Trump di un piano per riprendere la Striscia di Gaza ed espellerne con la forza la popolazione palestinese ha suscitato generale indignazione; anche i più stretti alleati degli Stati Uniti ritengono la proposta inaccettabile e illegale.
• Durante la conferenza stampa congiunta co il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Trump ha dichiarato: «prenderemo il controllo [di Gaza] e saremo responsabili dello smantellamento di tutte le bombe inesplose e delle altre armi […] Costruiremo la Riviera del Medio Oriente. Ci assicureremo che sia di livello mondiale, sarà meraviglioso per la gente […] daremo alla gente la possibilità di vivere in una comunità bella e sicura […] Ho la sensazione che, nonostante tutto, il re di Giordania e il generale egiziano apriranno i loro cuori e ci daranno la terra per consentirci di farlo […] Ne ho parlato con altri dirigenti del Medio Oriente e a loro piace l’idea. Porterebbe davvero stabilità».
• Stupito, Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese, ha commentato: «La pace e la stabilità non potranno essere raggiunte nella regione senza la creazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme come capitale».
• L’Arabia Saudita ha espresso il suo «inequivocabile rifiuto» dei piani per sostituire i palestinesi e ha esplicitamente escluso un patto di normalizzazione con lo Stato di Israele senza uno Stato palestinese indipendente.
• L’Egitto, con molta cautela, si è formalmente accontentato di chiedere «la ricostruzione di Gaza senza che i palestinesi se ne vadano»; i media ufficiali invece hanno condannato con parole molto dure questo «progetto coloniale».
• Re Abdallah II di Giordania ha «respinto ogni tentativo di annessione di territori e di spostamento dei palestinesi». Il giorno successivo, alla presenza del principe ereditario e dei membri del governo, ha ricevuto il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas per esprimere il proprio sostegno ai palestinesi.
• La Lega Araba ha sottolineato che i principi fondamentali della causa palestinese continueranno a essere un «punto di consenso coerente e incrollabile» di tutto il modo arabo. «La Cisgiordania occupata e la Striscia di Gaza costituiscono, insieme, il fondamento territoriale del futuro Stato palestinese, nel contesto di una soluzione a due Stati, senza alcuna separazione tra i due o violazione dei diritti del popolo palestinese, la cui presenza continua nei suoi territori rimane la pietra angolare della giusta causa».
• Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, ha definito il piano «inaccettabile».
• La Cina ha ribadito di aver «sempre sostenuto che “soltanto i palestinesi devono governare la Palestina” è il principio fondamentale della governance postbellica di Gaza. Ci opponiamo allo spostamento forzato della popolazione di Gaza e speriamo che le parti coinvolte coglieranno l’occasione del cessate-il-fuoco e della governance postbellica di Gaza per rimettere la questione palestinese nella giusta direzione, verso una soluzione politica fondata sulla soluzione a due Stati per raggiungere una pace duratura in Medio Oriente».
• Volker Turk, alto commissario dell’Onu per i Diritti umani, ha sottolineato che «ogni trasferimento forzato o espulsione di persone dai territori occupati è strettamente vitato». Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, ha dichiarato: «Nel ricercare soluzioni non dobbiamo aggravare il problema. È vitale rimanere fedeli al fondamento del diritto internazionale. È essenziale evitare ogni forma di pulizia etnica. Ogni pace duratura deve costituire un progresso tangibile, irreversibile e permanente verso la soluzione a due Stati, verso la fine dell’occupazione e la creazione di uno Stato palestinese indipendente, di cui Gaza deve essere parte integrante».
• La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha tentato di rettificare il tiro precisando che Washington non avrebbe finanziato la ricostruzione di Gaza ed è escluso che vengano inviati soldati nella Striscia.
☞ L’idea di applicare alla Palestina il modello usato dal presidente statunitense Andrew Jackson per mettere fine alle guerre indiane non tiene conto delle differenze culturali tra i Cherokee, per i quali la terra appartiene a tutti, e gli Arabi, che ritengono la terra parte dell’identità di un popolo.
Tuttavia l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) aveva in passato ipotizzato l’abbandono della Palestina per governare la Giordania (Settembre Nero, 1970-71), il Libano (1973-83), persino per emigrare in Tunisia (1983).
La questione sarà al centro delle trattative indirette tra Hamas e lo Stato di Israele, a Washington.
☞ L’idea di trasformare Gaza nella Riviera del Medio Oriente non è un capriccio di Jared Kushner. Nel 1993 il ministro degli esteri israeliano dell’epoca, Shimon Perez, lanciò l’idea di fare di Gaza la «Singapore del Medio Oriente». A gennaio 2024 il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, presentò al Consiglio europeo un progetto altrettanto sorprendente, benché su scala minore: costruire una stazione balneare su un’isola artificiale al largo di Gaza.














