Arriva il Globish, inglese a rischio

La lingua subisce, oggi più che in passato, gli effetti della rapida evoluzione culturale e sociale. Al punto da mettere a rischio l’esistenza stessa dell’inglese.
Se ne sono accorti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che hanno deciso di intraprendere misure a difesa della lingua inglese.
Alcuni stati si sono affrettati a vietare il bilinguismo e ad approvare una legge che riconosce l’inglese come lingua nazionale. Un provvedimento di cui, finora, non si era mai sentito il bisogno. Sua Maestà la Regina Elisabetta ha auspicato la creazione di un’Accademia linguistica, al pari della nostra Accademia della Crusca e dell’Académie Française.
L’inglese è minacciato non tanto dallo spagnolo – che negli States è parlato dal 14% della popolazione (di cui circa il 10%, pari a 3 milioni di abitanti, ammette di non conoscere una parola di lingua inglese), e neppure dal dilagare dei più disparati linguaggi orientali, quasi esclusivi nelle varie enclaves del Regno Unito (ad es. Bradford accoglie una nutritissima comunità pakistana) – quanto dal Globish.
Il Globish (ovvero il Global English) è una semplificazione orale e scritta dell’inglese, composto di appena 1500 parole e utilizzato per facilitare le comunicazioni interpersonali a livello mondiale. Se si pensa che l’inglese di base, quello a livello più elementare, è composto di 500 parole, è evidente che il Globish è davvero ridotto all’essenziale.
Ma la crisi coinvolge la scrittura e la lettura. Si legge sempre di meno, si legge con difficoltà. Di conseguenza si è portati a scrivere in maniera semplificata, usando frasi brevi e un dizionario ridotto. La scrittura tende ad essere didascalica, discontinua, così come la conoscenza si è fatta frammentaria, casuale, incerta quanto la società dell’incertezza descritta da Bauman. È una scrittura digitalizzata.
La tecnologia sempre più “opaca” copre gli strati profondi dei linguaggi informatici, permettendo agli operatori di concentrarsi sulla forma creativa, sugli aspetti socializzanti che la rete consente: ha il potere di modificare le distanze, ribaltando il tempo e lo spazio.
Lo vediamo nei più giovani. La scrittura, soprattutto nelle nuove generazioni, che sperimentano il digitale ancor prima della scolarità, privilegia l’emotività, la conoscenza immediata, istintiva, e si accompagna a un grafismo spontaneo.
Da monitoraggi effettuati nelle scuole inferiori sulle pratiche di scrittura si evidenzia un uso privilegiato dello stampatello, utilizzato per il computer, che, a differenza del corsivo, appare meno coinvolgente e più asettico. Che futuro ci attende per comunicare?
http://www.giornaledimontesilvano.com/c … schio.html

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