Europa e oltre

«APARTHEID» linguistico anglosassone della FRA-Ue

Sig. Direttore  Constantinos Manolopoulos,

                                                                                           gli articoli 21 (paragrafo 1) e 22 della Carta europea dei Diritti fondamentali riconoscono la diversità linguistica come un diritto dei cittadini e un patrimonio europeo da tutelare. Il che significa che qualsiasi tentativo volto a instaurare l’esclusività di una lingua costituisce una restrizione e una violazione dei valori fondamentali dell’Unione. 

Nonostante ciò, è tale violazione che porta avanti sistematicamente e da troppo tempo la FRA. Eppure all’Art. 25 terzo comma dell’Atto costitutivo della FRA [allegato] è previsto che “i servizi di traduzione necessari per il funzionamento dell’Agenzia siano forniti dal Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea”, ma la FRA non li utilizza.
Ciò è ancora più grave essendo, i servizi di traduzione ed interpretariato dell’Ue,  tra i più capaci e professionali del mondo là dove, certamente, il singolo cittadino europeo non potrà mai arrivare traducendo nella sua lingua madre (quella nella quale pensa e agisce nel suo Paese), quanto gli viene trasmesso solo in inglese dall’Agenzia. Questo comporta una doppia selezione da parte della FRA: solo coloro che sanno l’inglese possono occuparsi di Diritti umani e solo coloro che lo sanno ad un livello C2 possono farlo pienamente.
I Diritti umani divengono quindi ostaggio anglofono.
Ma i lingua madre inglese, quelli autentici, gli anglosassoni, come scrive Stuart Laycock in “All the Countries We’ve Ever Invaded: And the Few We Never Got Round To” sono coloro che in tutta la loro storia, hanno invaso, avuto qualche controllo o combattuto conflitti nei territori di 171 dei 193 stati membri delle Nazioni Unite: il 90% degli stati membri delle Nazioni Unite!
Tale condotta altamente discriminatoria della FRA obbliga  il 98,75% dei cittadini europei non madrelingua inglese ad un enorme dispendio di risorse umane e finanziarie per favorire chi? L’1,25 per cento dei cittadini comunitari!
Non lo trova vergognosamente antidemocratico? Non è colonialismo linguistico questo?
La FRA mette in atto, quindi, un apartheid linguistico (anziché razziale come gl’inglesi fecero in Sudafrica*), una vera e propria segregazione linguistica, che espelle dall’acquis comunitario tutti coloro che non vogliono/possono apprendere la lingua dell’ex colonizzatore dei maltesi e degli irlandesi. Peraltro minando competitività, concorrenza e mercato pregiudizialmente a favore del minuscolo numero di madre lingua inglese d’Irlanda e Malta.
Si configura in ciò non solo un’alterazione del mercato del lavoro ma tout court si impedisce la libera concorrenza, in contrasto con il “principio di un mercato economico aperto e in libera competizione” (Articol 119, ex articolo 4 del TCE).
Di fatto si tratta di veri e propri aiuti di “Stato” permanenti che la FRA/Ue fornisce ai cittadini irlandesi e maltesi.

Se a ciò si aggiunge il fatto che la diversità linguistica è considerata ricchezza e patrimonio dell’Ue, la FRA lo sta depauperando anziché accrescerlo, svendendo entrambe agli anglosassoni, qualunque sia la versione della loro presenza in Ue: attraverso le sue ex colonie o meno.

Perché non vengono utilizzati i servizi di traduzione ed interpretariato dell’Ue come prescrive per il funzionamento dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali il Reg. N. 168/2007?
Quando è stata, se c’è stata, l’ultima volta che la FRA ha richiesto tali servizi di traduzione ed interpretariato?

La FRA ha intenzione di rivedere in chiave multilingue e democratica il suo operato monopolista e discriminatorio? In quali tempi?

Distinti saluti,

Giorgio Kadmo Pagano
Segretario ERA 
* Si tenga contro che in Sudafrica i neri costituivano l’ 80% della popolazione, ora la segregazione linguistica europea riguarda il 98,75% della popolazione europea.
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