Annientamento delle ultime tribù indigene in Perù

Perù, gli ultimi indio ingoiati dal petrolio

I Murunahu non avevano mai visto l’uomo bianco

di Paolo Manzo

Il comunicato è scarno. «Tramite la sua affiliata in Perù, la Ecopetrol ha raggiunto due accordi con la peruviana Petrobras Energia S.A. per l’acquisizione di una partecipazione in due attività di esplorazione e produzione in Perù». L’Ecopetrol è la compagnia petrolifera nazionale colombiana, l’accordo apre una nuova partnership tra i due Paesi, ma quello che il comunicato non dice è che questo grande affare per lo sfruttamento dell’oro nero ha un prezzo altissimo: l’annientamento dei Murunahu, l’ultima comunità di indios della foresta amazzonica rimasta in Perù.

«L’Ecopetrol non sa dove sta entrando», ha dichiarato Stephen Corry, direttore di Survival International, l’ong che per prima ha denunciato i rischi dell’accordo commerciale appena siglato. «Le terre che la compagnia vuole sfruttare sono abitate da tribù isolate. In questo modo si violerà il diritto internazionale e si lederanno i diritti di quelli che sono tra gli esseri umani più vulnerabili del pianeta». Uno dei lotti destinati alla perforazione petrolifera, infatti, coincide interamente con una riserva in cui vivono i Murunahu, talmente abituati all’isolamento che qualsiasi contatto con l’esterno potrebbe rivelarsi fatale, come accadde ai tempi dei colonizzatori spagnoli. La situazione però oggi è più tragica.

Se queste tribù venissero annientate, per il Perù sarebbe la fine della sua storia indigena, già profondamente minata. Da qualche tempo infatti problemi molto seri li stanno causando i «madereiros» illegali, cioè i tagliatori di legna che furtivamente si introducono nell’Amazzonia per sfruttare in modo clandestino i tronchi degli alberi millenari che popolano quello che viene considerato il polmone verde del pianeta. Il che ha causato una fuga dolorosa quanto difficile soprattutto degli indios più giovani verso il confine con il Brasile, trasformando radicalmente e in modo irreversibile un equilibrio che si tramandava da secoli. Molti di loro infatti, costretti a un’apertura forzata verso l’esterno, si sono ammalati e sono morti.

Gli antropologi di Survival International stanno lavorando da tempo in difesa dei Murunahu. Impresa non facile, soprattutto se non si hanno i mezzi delle compagnie petrolifere o dei taglialegna illegali. L’ostacolo principale è proprio quello che finora è stata la loro forza, cioè l’isolamento.

Per raggiungere le tribù più esterne partendo da uno dei centri abitati più remoti, Puerto Esperanza, ci vogliono, infatti, cinque giorni di canoa sul fiume Curanja. Servono una o due guide perché gli animali, di giorno come di notte, non danno tregua e bisogna conoscere le loro mosse per evitare di cadere in trappola. Le guide servono anche per muoversi all’interno della comunità dove gli uomini cacciano e le donne si occupano della vita familiare in piccole capanne costruite sul fiume con arbusti e fango. Nudi, con i capelli lunghi e il corpo completamente dipinto con una sostanza naturale di colore rosso che si trova solo da queste parti e che ha l’esotico nome di «achiote», gli ultimi Murunahu si muovono agili in un territorio che conoscono da secoli. Gioiscono di tutto, ma hanno bisogno di poco. Tra gli elementi aggreganti della loro mini-società c’è il «masato», una bevanda fermentata a base di manioca. Viene preparata dalle donne e bevuta da tutti in coppe ricavate da cortecce naturali. E il loro benvenuto, offerto anche ai primi uomini bianchi che hanno conosciuto solo a metà degli Anni 90: i tagliatori di legno, forti, sani, mossi solo dal desiderio di guadagno, il più delle volte armati fino ai denti per non avere problemi. «Per noi è stata una tragedia – ha raccontato ad alcuni antropologi di Survival International Jorge, uno dei Murunahu sopravvissuti – con loro siamo stati costretti a uscire dalla nostra foresta. E in quel momento che per noi sono arrivate le malattie». Nel caso di Jorge il bilancio è stato drammatico. Metà della sua famiglia, infatti, è morta. Il sistema immunitario non ha resistito allo choc. Ora, con la minaccia di una compagnia petrolifera ufficialmente autorizzata, i Murunahu vedono svanire le ultime speranze. E vero, infatti, che il governo peruviano ha creato cinque riserve per gli indios, ma di fatto non c’è nessun sostegno alla loro causa, tanto che il presidente Alan García Perez si è lasciato sfuggire in una dichiarazione che gli indios in Perù non esistono. I Murunahu invece ci sono e vorrebbero continuare a esserci perché la storia della foresta amazzonica è anche e forse soprattutto la loro.

(Da La Stampa, 22/3/2009).

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