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Anche nelle emergenze la Commissione Ue scrive solo in inglese

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Il corsivo del giorno

Anche nelle emergenze la Commissione Ue scrive solo in inglese

E’uscito lunedì sul sito dell’Unione Europea un comunicato ufficiale in cui si illustrano i provvedimenti della Commissione riguardo al coronavirus. Si tratta di circa 2.000 parole con le quali, informa di domande e risposte, si dà conto delle strategie e delle iniziative scientifiche, organizzative e finanziarie messe in atto nelle ultime settimane. Tutto molto interessante. Senonché la Commissione redige il documento in inglese e solo in inglese e non si preoccupa neppure di attivare i suoi servizi linguistici ( tra i più potenti del mondo) per proporlo in traduzione. Ora, è vero che le lingue ufficiali dell’Unione sono 24, ma il paradosso è che, dopo la Brexit, secondo i dati pubblicati dalla stessa Commissione europea, solo il 2 per cento della popolazione Ue è di madrelingua inglese e il 90 per cento non la conosce del tutto o la parla a livelli base o intermedi, come segnala Michele Gazzola, studioso di economia delle lingue [si ricorda che il primo libro di Economia linguistica sui costi della colonizzazione linguistica inglese dell’Unione europea è del 1996, su progetto di Giorgio Pagano con la direzione del Nobel per l’Economia Reinhard Selten]. Il quale ha giustamente investito della questione l’Accademia della Crusca. Dunque, un italiano medio che si ricordi di essere europeo e ambisca legittimamente a sapere come la Comunità politica a cui appartiene ha reagito di fronte all’epidemia o quali decisione Bruxelles intende assumere sulla mobilità interna, si trova a dover decifrare in proprio il resoconto ufficiale. Va detto che dopo 48 ore sono apparse sul sito traduzioni in maltese e in spagnolo, facendo balenare la speranza che prima o poi si palesino anche versioni in francese, tedesco e magari in italiano. E considerando che l`Italia è sciaguratamente il Paese più colpito dal virus, il ritardo appare ancora più assurdo. Prima l’inglese sempre e comunque? Il dubbio che affiora anche da questo sintomo linguistico è quello eterno: che gli organismi europei restino, anche nelle situazioni più urgenti, prigionieri di una mentalità burocratica del tutto lontana dai bisogni anche minimi dei cittadini.

Paolo Di Stefano | Corriere della Sera | 27.2.2019

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