ANCHE LA FRANCIA SI APPRESTA AD INTRODURRE L’INGLESE DALLA PRIMA ELEMENTARE

ANCHE LA FRANCIA SI APPRESTA AD INTRODURRE L’INGLESE DALLA PRIMA ELEMENTARE
IERI 12/01/2005 E’ STATO PRESENTATO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI FRANCESE IL PROGETTO DI LEGGE ORIENTATIVO “THELOT” SULL’AVVENIRE DELLA SCUOLA.

Parlando di fatti, l’esperienza Danese (lingua nordica sempre meno praticata a vantaggio dell’Inglese) lascia presagire che una risoluzione quale quella del “Rapport Thelot” potrebbe avviare la Francia verso un tramonto del Francese.
Il rischio poi è di vedere il dialogo interno ed esterno alla Istituzione Europea vincolato alla gestione della sola lingua di lavoro della potenza “di turno”, e quindi inevitabilmente mutilata della propria valenza democratica, paritaria.

La tesi opposta sa di teoria.

Mi chiedo quale senso abbia passare dal fallimento d’una legge protezionista e patriottica come la legge Toubon ad una netta accelerazione verso la distruzione dello stesso spirito che le diede vita.
Posto che non vanno confuse causa e conseguenza,
credo che possa si rivelarsi sommamente utile cambiare il corpo della legge, ma per rendere tangibile quello stesso spirito protezionista e patriottico che mi sembra violato dalla proposta “Thelot”. Questo, senza tralasciare i vantaggi della comunicazione internazionale, sarebbe possibile con l’Esperanto al posto dell’Inglese. Volere poi, è potere.


ESTRATTI DA « POUR LA RÉUSSITE » RAPPORTO DI CLAUDE THÉLOT PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA IN FRANCIA, FINE 2004-PRIMO TRIMESTRE 2005

p.16
A titolo illustrativo, tuttavia, e per chiarire possibili orientamenti, il fondamento comune delle condizioni indispensabili al successo potrebbe comprendere le FUNZIONI PRIMEVE seguenti :
leggere, scrivere, padroneggiare la lingua e i discorsi, contare, conoscere le principali operazioni matematiche, esprimersi (ivi compreso in inglese di comunicazione internazionale), servirsi del computer, vivere insieme nella nostra Repubblica.

(…)

p.26
Il sistema educativo deve preparare gli alunni a muoversi nello spazio politico ed economico europeo. Senza ignorare l’interesse della conoscenza di più lingue straniere, in particolare europee, la Commissione constata tuttavia l’esistenza d’una dinamica maggiore di cui le pare impossibile non tenere considerazione: LA LINGUA CHE PERMETTE LA COMUNICAZIONE TRA I CITTADINI EUROPEI di differenti nazionalità è quella per la quale la conoscenza minima di tutti è la migliore, vedi l’inglese.
Voler contravvenire a tale dinamica è senza dubbio alcuno un esercizio vano e illusorio; VOLER RITARDARE L’APPRENDIMENTO DELL’”INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE” PORTA ALL’ESCLUSIONE DEI PIÙ PENALIZZATI DEI CITTADINI EUROPEI della comunità di comunicazione europea, e dunque della mobilità.

(…)

p.53
La scuola dell’obbligo è il periodo in cui ogni giovane deve acquisire un certo numero di conoscenze, di competenze e di regole di comportamento indispensabili per tutta la vita.
La Commissione chiede:
– l’identificazione, all’interno degli insegnamenti comuni a tutti, di fondamenti che comprendano ciò che è indispensabile; a titolo illustrativo, si potrebbero enumerare le funzioni primordiali seguenti: leggere, scrivere, padroneggiare la lingua ed i discorsi, contare, conoscere le principali operazioni matematiche, esprimersi (ivi compreso in inglese di comunicazione internazionale), servirsi del computer, vivere insieme nella nostra Repubblica;
-la definizione di questi fondamenti nelle grandi linee del Parlamento, poi la sua determinazione precisa da parte d’una Alta Autorità indipendente;
– la congiuntura del padroneggiamento dei fondamenti con una diversificazione degli insegnamenti;
-la personalizzazione degli apprendimenti che garantisca nel contempo che tutti gli alunni padroneggino i fondamenti e la possibilità di farli accedere ad un livello di eccellenza nella loro strada.

p.57
La commissione stima che i fondamenti potrebbero essere costituiti da due pilastri (la lingua francese e le scienze matematiche), da due competenze (l’inglese di comunicazione internazionale e le tecnologie della comunicazione e dell’informazione), e dall’educazione alla vita in comune in una società democratica. In ognuno di questi ambiti dovrà essere definito quel che deve essere gestito in maniera tale da padroneggiarlo.

(…)

p.58
Due competenze da valorizzare per il cittadino del XXI° secolo.

La Commissione attira l’attenzione su due savoir-faire proposti, come possano far parte di fondamenti comuni delle condizioni indispensabili:
Il primo è L’INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE CHE NON È PIÙ UNA DELLE TANTE LINGUE, né semplicemente la lingua di nazioni particolarmente influenti. E’ diventato la lingua degli scambi internazionali, che sia sul piano dei contatti scientifici o tecnici, commerciali o turistici. Non si tratta d’imporre l’Inglese come lingua straniera esclusiva ma di considerare come una competenza essenziale il padroneggiamento dell’inglese necessario alla comunicazione internazionale: COMPRENSIONE DELLE DIVERSE VARIETÀ D’INGLESE PARLATE DAGLI ANGLOFONI ED I NON ANGLOFONI, espressione intelligibile per tutti. NON ESSERE CAPACI DI ESPRIMERSI E DI OPERARE SCAMBI IN INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE COSTITUISCE ORMAI UN HANDICAP MAGGIORE, IN PARTICOLARE NEL QUADRO DELLA COSTITUZIONE EUROPEA.
I meccanismi costituiti in questa prima occasione di apprendimento – sviluppo dell’ascolto – porteranno beneficio a quello d’altre lingue.
PER ASSICURARNE UN REALE PADRONEGGIAMENTO AL TERMINE DELL’INSEGNAMENTO OBBLIGATORIO, LA COMMISSIONE NE RACCOMANDA VIVAMENTE L’APPRENDIMENTO DALL’INIZIO DEL CICLO DI APPROFONDIMENTO a partire da supporti e strumenti vari, di cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Il “quadro europeo comune di riferimento per le lingue” elaborato dal Consiglio dell’Europa dovrebbe servire a valutare le capacità linguistiche, le conoscenze da mobilitare per svilupparle, le situazioni e gli ambiti nei quali si può essere portati ad usare l’inglese per comunicare sul piano internazionale.

(…)

p.58
Affinché l’inglese internazionale e la tecnologia dell’informazione e della comunicazione escano effettivamente dal quadro stretto delle discipline e acquisiscano lo status di competenze trasversali, si dovrebbe vigilare affinché, tanto di frequente quanto possibile, GLI ALUNNI SIANO MESSI IN CONDIZIONE DI UTILIZZARLE, IVI COMPRESO IN ALTRI AMBITI (ad immagine di quel che viene fatto nelle sezioni europee).

(…)

p.140
5. In una prospettiva ancora più volonterosa, SI POTREBBE CONCEPIRE DI METTERE LA TELEVISIONE AL SERVIZIO D’UNA GRANDE CAUSA EDUCATIVA: IL PADRONEGGIAMENTO, DA PARTE DI TUTTA LA POPOLAZIONE, DELL’INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE che la Commissione giudichi far parte della base delle competenze indispensabili ad un’integrazione riuscita nella società del XXI° secolo.
Una semplice misura permetterebbe di far progredire questo padroneggiamento molto più velocemente di quanto lo possa la sola Scuola: L’ABOLIZIONE DEL DOPPIAGGIO TELEVSIVO.
Si può in effetti osservare che nelle piccole comunità linguistiche, laddove il doppiaggio è economicamente impraticabile, I BAMBINI – PER VIA DELLA LORO ESPOSIZIONE ALL’INGLESE ORALE PER LA VISIONE RIPETUTA DI FILM O SERIE AMERICANE SOTTOTITOLATI – ACQUISISCONO FACILMENTE L’USO DI QUESTE LINGUE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE; è per esempio quanto avviene in Grecia, nei Paesi bassi, in Finlandia o in Svezia. Sarebbe astuto ispirarsi ai risultati di questa sperimentazione involontaria per favorire in Francia l’acquisizione d’un elemento importante dei fondamenti delle condizioni indispensabili, semplicemente iscrivendo nel capitolato d’oneri dei canali televisivi l’obbligo di ricorrere ai sottotitoli piuttosto che al doppiaggio.
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  • ANCHE LA FRANCIA SI APPRESTA AD INTRODURRE L’INGLESE DALLA PRIMA ELEMENTARE
    IERI 12/01/2005 E’ STATO PRESENTATO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI FRANCESE IL PROGETTO DI LEGGE ORIENTATIVO “THELOT” SULL’AVVENIRE DELLA SCUOLA.

    Parlando di fatti, l’esperienza Danese (lingua nordica sempre meno praticata a vantaggio dell’Inglese) lascia presagire che una risoluzione quale quella del “Rapport Thelot” potrebbe avviare la Francia verso un tramonto del Francese.
    Il rischio poi è di vedere il dialogo interno ed esterno alla Istituzione Europea vincolato alla gestione della sola lingua di lavoro della potenza “di turno”, e quindi inevitabilmente mutilata della propria valenza democratica, paritaria.

    La tesi opposta sa di teoria.

    Mi chiedo quale senso abbia passare dal fallimento d’una legge protezionista e patriottica come la legge Toubon ad una netta accelerazione verso la distruzione dello stesso spirito che le diede vita.
    Posto che non vanno confuse causa e conseguenza,
    credo che possa si rivelarsi sommamente utile cambiare il corpo della legge, ma per rendere tangibile quello stesso spirito protezionista e patriottico che mi sembra violato dalla proposta “Thelot”. Questo, senza tralasciare i vantaggi della comunicazione internazionale, sarebbe possibile con l’Esperanto al posto dell’Inglese. Volere poi, è potere.

    ESTRATTI DA « POUR LA RÉUSSITE » RAPPORTO DI CLAUDE THÉLOT PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA IN FRANCIA, FINE 2004-PRIMO TRIMESTRE 2005

    p.16
    A titolo illustrativo, tuttavia, e per chiarire possibili orientamenti, il fondamento comune delle condizioni indispensabili al successo potrebbe comprendere le FUNZIONI PRIMEVE seguenti :
    leggere, scrivere, padroneggiare la lingua e i discorsi, contare, conoscere le principali operazioni matematiche, esprimersi (ivi compreso in inglese di comunicazione internazionale), servirsi del computer, vivere insieme nella nostra Repubblica.

    (…)

    p.26
    Il sistema educativo deve preparare gli alunni a muoversi nello spazio politico ed economico europeo. Senza ignorare l’interesse della conoscenza di più lingue straniere, in particolare europee, la Commissione constata tuttavia l’esistenza d’una dinamica maggiore di cui le pare impossibile non tenere considerazione: LA LINGUA CHE PERMETTE LA COMUNICAZIONE TRA I CITTADINI EUROPEI di differenti nazionalità è quella per la quale la conoscenza minima di tutti è la migliore, vedi l’inglese.
    Voler contravvenire a tale dinamica è senza dubbio alcuno un esercizio vano e illusorio; VOLER RITARDARE L’APPRENDIMENTO DELL’”INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE” PORTA ALL’ESCLUSIONE DEI PIÙ PENALIZZATI DEI CITTADINI EUROPEI della comunità di comunicazione europea, e dunque della mobilità.

    (…)

    p.53
    La scuola dell’obbligo è il periodo in cui ogni giovane deve acquisire un certo numero di conoscenze, di competenze e di regole di comportamento indispensabili per tutta la vita.
    La Commissione chiede:
    – l’identificazione, all’interno degli insegnamenti comuni a tutti, di fondamenti che comprendano ciò che è indispensabile; a titolo illustrativo, si potrebbero enumerare le funzioni primordiali seguenti: leggere, scrivere, padroneggiare la lingua ed i discorsi, contare, conoscere le principali operazioni matematiche, esprimersi (ivi compreso in inglese di comunicazione internazionale), servirsi del computer, vivere insieme nella nostra Repubblica;
    -la definizione di questi fondamenti nelle grandi linee del Parlamento, poi la sua determinazione precisa da parte d’una Alta Autorità indipendente;
    – la congiuntura del padroneggiamento dei fondamenti con una diversificazione degli insegnamenti;
    -la personalizzazione degli apprendimenti che garantisca nel contempo che tutti gli alunni padroneggino i fondamenti e la possibilità di farli accedere ad un livello di eccellenza nella loro strada.

    p.57
    La commissione stima che i fondamenti potrebbero essere costituiti da due pilastri (la lingua francese e le scienze matematiche), da due competenze (l’inglese di comunicazione internazionale e le tecnologie della comunicazione e dell’informazione), e dall’educazione alla vita in comune in una società democratica. In ognuno di questi ambiti dovrà essere definito quel che deve essere gestito in maniera tale da padroneggiarlo.

    (…)

    p.58
    Due competenze da valorizzare per il cittadino del XXI° secolo.

    La Commissione attira l’attenzione su due savoir-faire proposti, come possano far parte di fondamenti comuni delle condizioni indispensabili:
    Il primo è L’INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE CHE NON È PIÙ UNA DELLE TANTE LINGUE, né semplicemente la lingua di nazioni particolarmente influenti. E’ diventato la lingua degli scambi internazionali, che sia sul piano dei contatti scientifici o tecnici, commerciali o turistici. Non si tratta d’imporre l’Inglese come lingua straniera esclusiva ma di considerare come una competenza essenziale il padroneggiamento dell’inglese necessario alla comunicazione internazionale: COMPRENSIONE DELLE DIVERSE VARIETÀ D’INGLESE PARLATE DAGLI ANGLOFONI ED I NON ANGLOFONI, espressione intelligibile per tutti. NON ESSERE CAPACI DI ESPRIMERSI E DI OPERARE SCAMBI IN INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE COSTITUISCE ORMAI UN HANDICAP MAGGIORE, IN PARTICOLARE NEL QUADRO DELLA COSTITUZIONE EUROPEA.
    I meccanismi costituiti in questa prima occasione di apprendimento – sviluppo dell’ascolto – porteranno beneficio a quello d’altre lingue.
    PER ASSICURARNE UN REALE PADRONEGGIAMENTO AL TERMINE DELL’INSEGNAMENTO OBBLIGATORIO, LA COMMISSIONE NE RACCOMANDA VIVAMENTE L’APPRENDIMENTO DALL’INIZIO DEL CICLO DI APPROFONDIMENTO a partire da supporti e strumenti vari, di cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
    Il “quadro europeo comune di riferimento per le lingue” elaborato dal Consiglio dell’Europa dovrebbe servire a valutare le capacità linguistiche, le conoscenze da mobilitare per svilupparle, le situazioni e gli ambiti nei quali si può essere portati ad usare l’inglese per comunicare sul piano internazionale.

    (…)

    p.58
    Affinché l’inglese internazionale e la tecnologia dell’informazione e della comunicazione escano effettivamente dal quadro stretto delle discipline e acquisiscano lo status di competenze trasversali, si dovrebbe vigilare affinché, tanto di frequente quanto possibile, GLI ALUNNI SIANO MESSI IN CONDIZIONE DI UTILIZZARLE, IVI COMPRESO IN ALTRI AMBITI (ad immagine di quel che viene fatto nelle sezioni europee).

    (…)

    p.140
    5. In una prospettiva ancora più volonterosa, SI POTREBBE CONCEPIRE DI METTERE LA TELEVISIONE AL SERVIZIO D’UNA GRANDE CAUSA EDUCATIVA: IL PADRONEGGIAMENTO, DA PARTE DI TUTTA LA POPOLAZIONE, DELL’INGLESE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE che la Commissione giudichi far parte della base delle competenze indispensabili ad un’integrazione riuscita nella società del XXI° secolo.
    Una semplice misura permetterebbe di far progredire questo padroneggiamento molto più velocemente di quanto lo possa la sola Scuola: L’ABOLIZIONE DEL DOPPIAGGIO TELEVSIVO.
    Si può in effetti osservare che nelle piccole comunità linguistiche, laddove il doppiaggio è economicamente impraticabile, I BAMBINI – PER VIA DELLA LORO ESPOSIZIONE ALL’INGLESE ORALE PER LA VISIONE RIPETUTA DI FILM O SERIE AMERICANE SOTTOTITOLATI – ACQUISISCONO FACILMENTE L’USO DI QUESTE LINGUE DI COMUNICAZIONE INTERNAZIONALE; è per esempio quanto avviene in Grecia, nei Paesi bassi, in Finlandia o in Svezia. Sarebbe astuto ispirarsi ai risultati di questa sperimentazione involontaria per favorire in Francia l’acquisizione d’un elemento importante dei fondamenti delle condizioni indispensabili, semplicemente iscrivendo nel capitolato d’oneri dei canali televisivi l’obbligo di ricorrere ai sottotitoli piuttosto che al doppiaggio.

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