All’asilo in Alto Adige "muro" tra tedeschi e italiani

Polemiche sul nuovo istituto pronto a settembre. Scaparro: «La sola idea di una parete divisoria è inaudita»

Muro nell’asilo per separare italiani e tedeschi

Bressanone: barriera tra i bambini nella «scuola modello di convivenza»

di Giusi Fasano

Forse faranno merenda assieme. Magari si incroceranno in mensa. Potrà perfino capitare che si ritrovino in terrazza. Ma fra i corridoi dell’asilo proprio no. Perché una paratia li terrà separati: da una parte i bambini di lingua tedesca, dall’altra gli italiani. Un porticina di vetro in mezzo al divisorio testimonierà che l’istituto è uno solo, certo. Ma con due gestioni distinte. E con due ingressi diversi. E con personale e programma didattico differenti. Eppure il nuovo edificio scolastico della zona di Rosslauf, a Bressanone, doveva essere l’istituto sperimentale della svolta, il passo avanti verso la convivenza scolastica fra italiani e tedeschi. Così se lo aspettavano i seicento firmatari di una petizione a favore delle scuole plurilingue. Così lo avrebbe voluto il partito «Alternativa Ecosociale» che aveva promosso la petizione. E qualche apertura l’avevano fatta anche gli amministratori locali. Tanto da consentire la partenza di un esperimento unico da quelle parti: la creazione di una sezione bilingue in una scuola per l’infanzia gestita da suore e finanziata dal Comune. «Siamo sulla strada giusta, finalmente cadono i muri anche da noi» avevano esultato i favorevoli agli asili plurilingue, ai quali nel frattempo si era aggiunta anche la lista «Rinnovamento per Bressanone». Poi è stato presentato il nuovo progetto al Rosslauf: ginnasio a indirizzo pedagogico in lingua tedesca e una scuola materna con una sezione in lingua italiana e tre tedesche. Tutto perfetto. Salvo quella riga tirata per l’intera lunghezza dell’asilo: «allestimento di una divisoria con porta in vetro comunicante». «È un sistema di segregazione architettonica», si meravigliò per prima Elda Letrari Cimadon, consigliera comunale di Alternativa Ecosociale. Tecnici e politici presero tempo. «Mi dissero che avrebbero valutato le mie obiezioni e che sarebbero state possibili delle modifiche». Invece no. Architetti e carpentieri hanno seguito passo dopo passo il progetto originario e adesso è troppo tardi. Non è più possibile evitare quella «divisoria con porta in vetro comunicante, al fine di definire le aree di pertinenza della sezione in lingua italiana e delle sezioni in lingua tedesca». Il vicesindaco Dario Stablum l’ha spiegata così, nero su bianco. Dice che poi «dipenderà dalle direzioni delle scuole dell’infanzia gestire di fatto gli spazi e non creare separazioni artificiose». Stablum (Margherita) è in politica dal 1964 e di passi avanti verso convivenza fra italiani e tedeschi ne ha visti e vissuti tanti. «Il mio parere personale?» chiede. «Io parlo da italiano, ho figli perfetti bilingue. A me sembrerebbe un fatto positivo se la divisione dei canali scolastici non ci fosse. Ma dobbiamo anche essere attenti a fare le cose con equilibrio. Qui tutte le scuole sono separate. In qualcuna c’ è addirittura un muro a dividere italiani da tedeschi, altro che parete divisoria attrezzata come in questo asilo…». La formula della nuova scuola

d’infanzia, valuta Stablum, «riproduce la realtà altoatesina». Nulla di più. «E la porta di vetro si può anche lasciarla aperta, nessuno li rimprovererà. A me va bene, decidano loro». Con tanti saluti alle «ragionevoli aspettative» di chi credeva nella svolta multilingue. «Un’occasione perduta per favorire una naturale convivenza e una proficua collaborazione che in una struttura come quella sarebbe possibile» dice Elda Letrari. Adesso lei guarda alla «buona volontà delle maestre. E speriamo che la tengano aperta quella porta…». «La questione non è la porta aperta o chiusa, trovo che sia inaudita la sola idea di una parete divisoria» taglia corto Fulvio Scaparro, esperto di psicopedagogia. «Una parete che divide una scuola materna è una contraddizione in termini. Nel 2007 mi sembra repellente a vista». Che in Alto Adige non sia cosa rara lui la trova «una giustificazione risibile. Così i bambini cresceranno con l’idea che questa sia la normalità». La «normalità» di un’altra divisione, a Rosslauf, è quasi pronta. Si parte a settembre.

(Dal Corriere della Sera, 6/4/2007).

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