Algeria laboratorio per la crescita cinese

Fotogramma da S.M.A.R.T. Chase. Cina, 2017. Regia di Charles Martin con Orlando Bloom, Lynn Hung, Simon Yam, Hannah Quinlivan, Xing Yu, Thomas Price.

Abbandonato il vecchio modello di separatismo tra le comunità, adesso la Cina punta sulla integrazione Per farlo agevola l`insediamento di cittadini cinesi nella società civile favorendo persino legami personali

Il legame tra Cina e Algeria risale a molti anni indietro. Pechino fu il primo Paese del mondo a riconoscere il Governo della Repubblica democratica di Algeria. Lo fece ancor prima che finisse la guerra di liberazione contro la Francia. Oggi la Cina sembra aver eletto questo Paese del Nord Africa, il più esteso di tutto il continente, come l’esperimento di un nuovo modello di penetrazione nel mercato africano, che punta sull’integrazione con le comunità locali. Tanto che risultano già un migliaio le coppie sino-algerine convolate a nozze. La strategia della Cina in Africa sembra esser cambiata. Prima poggiava su quattro pilastri. Prestiti miliardari a tassi non concorrenziali, senza troppo badare alla destinazione del denaro. Accaparramento di materie prime, soprattutto greggio e metalli non ferrosi. Lavori infrastrutturali eseguiti rapidamente senza badare troppo alla qualità. E non interferenza negli affari interni dei propri clienti. Oggi c’è un Paese sulla sponda meridionale del Mediterraneo scelto da Pechino per avviare un nuovo modello di penetrazione economica e sociale: l’Algeria. Il Paese più esteso dell’Africa è forse il paradigma di come un “safari” dedicato solo alla caccia di materie prime e di contratti infrastrutturali eseguiti solo da manodopera cinese non può più rappresentare, da solo, un modello vincente. La Cina vuole instaurare relazioni durevoli con i suoi partner africani. Per farlo ha così agevolato l’insediamento di cinesi in questi Paesi, avviando relazioni che vanno al di là del solo commercio. In primo luogo in Algeria, dove i cinesi sono divenuti nel volgere di pochi anni la prima comunità straniera. In questa ex colonia francese sono oggi più di 42mila, il doppio dei francesi. Potrebbe essere definito un timido processo di integrazione, in cui, però, sta emergendo una realtà impensabile fino a pochi anni fa: i matrimoni misti tra cinesi ed algerini, due culture apparentemente agli antipodi, ad oggi sarebbero già un migliaio, secondo fonti algerine. Sembra quasi che i cinesi vogliano riscuotere il consenso e la stima dei loro partner africani. Grazie ai loro bassi prezzi le imprese cinesi, sovente pubbliche, vincono i grandi appalti. Ma non di rado subappaltano i lavori ad alto contenuto tecnologico o di qualità ad altre imprese. E in Algeria sono ricorsi in alcuni casi alla qualità e al know how di grandi, ma anche piccole aziende italiane. Come è accaduto nella grande moschea di Algeri. Un’opera molto ambiziosa. La terza al mondo per dimensioni, dopo quelle di Mecca e Medina. Il suo minareto, un parallelepipedo in vetro e cemento alto 270 metri, è il più alto del mondo. Alla sua base si staglia la cupola che sovrasta un grande complesso. Al suo interno vi sono facoltà universitarie, due biblioteche, una scuola. Solo lo spazio destinato alla preghiera è capace di ospitare 35mila fedeli. Mancano ormai pochi ritocchi. All’esterno operai cinesi, con divisa e casco giallo, lavorano fianco a fianco dei colleghi algerini. Per realizzare quest’opera, simbolo dell’Islam, il Governo algerino ha snobbato le imprese del Golfo e quelle del vicino Egitto. Ancora una volta ha preferito affidarsi a quelle di un Paese molto più lontano, e per sua natura laico: la Cina. Il costo? Circa un miliardo di dollari. Se tutto andrà come previsto, l’inaugurazione si terrà il 24 febbraio, nel pieno della campagna elettorale che dovrebbe consacrare al potere, per il 5° mandato consecutivo, l’82enne Abdelaziz Bouteflika. In quella data sarà inaugurato anche il nuovo aeroporto (una capacità di io milioni di passeggeri) e la stazione che collegherà la metropolitana dallo scalo alla capitale. Entrambe le opere costruite da imprese cinesi. Dal 2000 al 2014 le imprese cinesi hanno costruito 13mila km di nuove strade e 3mila di ferrovie. Ma anche ponti, dighe, lo stadio. Fino alla realizzazione di moderne raffinerie. Qui in Algeria i cinesi sono dappertutto. Nel settore delle infrastrutture hanno sbaragliato non solo la concorrenza europea, ma anche quella araba e perfino quella turca, accaparrandosi l’edilizia popolare. Il legame tra Cina ed Algeria risale a molti anni indietro. La Cina fu il primo Paese del mondo a riconoscere il Governo algerino. Lo fece ancor prima che finisse la guerra di liberazione contro la Francia. Se l’Italia primeggia nell’interscambio commerciale con l’Algeria, e la Francia mantiene la leadership in quello degli investimenti diretti, la Cina non ha rivali nelle esportazioni: 7,8 miliardi di dollari nel 2018. Ma l’Algeria vuole cambiar volto. Intende fare in Africa ciò che ha fatto il presidente Erdogan con la Turchia: realizzare una rivoluzione infrastrutturale, con fondi pubblici, per trasformare e rilanciare la sua industria. «Il nostro Governo – risponde Smail Debeche, professore di relazioni internazionali all’Università Algeri 3 e presidente dell’influente associazione di amicizia Cina-Algeria – desidera che i cinesi investano in Algeria su progetti win win. Qui le compagnie statali cinesi si stanno facendo carico di lavori indispensabili per il processo di diversificazione della nostra economia». Ma perché riescono ad accaparrarsi gran parte dei progetti? «I cinesi – continua Debeche – rispettano i tempi di realizzazione e le modalità di esecuzione. Mentre altre aziende straniere sono in ritardo sui tempi. Ma soprattutto le compagnie cinesi hanno prezzi imbattibili. E in questa difficile congiuntura economica è un aspetto fondamentale». Anche perché, ricorrendo ad aziende straniere, cercano di mantenere alti gli standard di qualità. Così per la realizzazione delle fondamenta del minareto, la statale China State Construction Engeneering, la più grande compagnia di costruzioni al mondo (leo miliardi di dollari di fatturato), ha affidato l’esecuzione a un’impresa italiana leader in questo settore, il gruppo Trevi. «Le fondamenta di un minareto alto 270 metri richiedevano un attività ad altissimo contenuto tecnologico. Ma quando i cinesi interferivano con noi, lo facevano in maniera costruttiva» spiega Riccardo Cabassa, direttore generale di Trevi Algeria. Al di là della moschea, l’Algeria è impegnata in un processo – meglio per ora definirlo tentativo – atto a stimolare il settore privato. Non se ne può fare a ameno, spiega Abderahaman Benkhalfa, ministro delle Finanze dal 2015 al 2016. «Stiamo puntando molto sugli investimenti diretti stranieri. Vogliamo Paesi intenzionati a venire in Algeria per investire in partnership con il nostro settore privato. Intendiamo realizzare una filiera dell’industria alimentare. Tutti sono ben accetti. Ma non è un segreto che la presenza cinese è molto importante sui programmi di realizzazione delle infrastrutture. È una presenza che vedrà presto un’ulteriore accelerazione grazie anche allo sviluppo dell’industria dei fosfati». Il ministro si riferisce all’accordo firmato lo scorso novembre dalla major algerina Sonatrach e la compagnia di Stato cinese Citic per la realizzazione di un impianto per lo sfruttamento di fosfati. Progetto da sei miliardi di dollari capace di creare 3mila posti di lavoro in cui Sonatrach deterrà il 51 per cento. D’altronde, per un Paese che ricava dalle vendite di idrocarburi i198% dell’export, non si può più rimandare il processo di diversificazione. In Algeria sta avvenendo quanto sta accadendo in altri Paesi africani esportatori di greggio. «L’incremento demografico e la crescente urbanizzazione stanno provocando un’impennata della domanda di energia – dice l’ecomomista algerino Abderahaman Aya -. Anche per il gas naturale. Il tutto si traduce in una pericolosa riduzione delle esportazioni di idrocarburi. Il governo sta puntando sulle energie rinnovabili e sulla diversificazione. Ma ci vorrà tempo». La caduta del prezzo del barile, crollato dai 114 dollari del giungo 2014 a poco più di 40 nel gennaio 2015, ha contribuito a fare il resto. «Nel 2011 l’Algeria – continua Aya aveva ricavato dall’export di greggio e gas 71 miliardi di dollari. Nel 2018 siamo precipitati a 35 miliardi». Da allora il deficit è stato inevitabile. L’anno scorso è arrivato al 13% del Pil. Eppure i generosi sussidi governativi sono stati mantenuti per placare il malcontento popolare. Gli algerini godono di sussidi energetici (la benzina costa 25 centesimi al litro, Ndr), università gratuite, accesso alla sanità pubblica, perfino libri e alloggi gratis per chi risiede ad oltre 50 km di distanza. Ma è una zavorra che grava sui conti pubblici. «Il fondo sovrano usato per rifinanziare il deficit, 70 miliardi di dollari, si è esaurito a inizio 2017. Le riserve valutarie della Banca centrale ammontavano a 194 miliardi di dollari nel 2014. Oggi sono meno di 80. L’Algeria è un Paese che importa quasi ogni genere di merci», confida un funzionario occidentale. Può sembrare un paradosso per un Paese esportatore di gas e greggio, ma il Governo importa grandi quantità di benzina e prodotti raffinati. «In due anni sei nuove raffinerie (accordo firmato due anni fa) saranno costruite dai cinesi. Una volta finite, smetteremo di importare benzina dalla Francia», aggiunge il professor Debeche. Pare quasi che la Francia assista impotente all’offensiva commerciale cinese nel suo giardino africano. Ma un audace, quanto avveniristico progetto potrebbe rivoluzionare il commercio di tutto il Mediterraneo: una nuova Via della Seta africana che collegherà la Cina all’Africa subsahariana (arrivando ai giacimenti di greggio e gas della Nigeria) attraverso l’Algeria. Pechino ed Algeri hanno firmato la costruzione di un porto gigantesco (progetto da 3,3 miliardi di dollari)a El Hamdania, 70 km a Ovest di Algeri. «Il nuovo porto è finanziato dalla Cina. Sarà una partnership win win. Potrebbe far concorrenza a Marsiglia Ecco perché alla Francia non piace. Abbiamo già la strada, rifatta, che collega il porto fino al confine meridionale algerino. Poi toccherà ai Governi di Mali, Niger e Nigeria. Una lunga strada e una rete ferroviaria». Un progetto che lascia molti dubbi, soprattutto sul fronte della sicurezza. Certo è che la presenza cinese sta crescendo. Lontano dai bianchi edifici coloniali del centro, a pochi chilometri dall’aeroporto, ha preso vita un quartiere conosciuto come Chinatown. Un dedalo di viuzze dove si affiancano senza soluzione di continuità negozi all’ingrosso che paiono uguali. Al loro interno sono stipate merci cinesi di ogni genere. Accanto ai proprietari cinesi, che mangiano rigorosamente cibo cinese, commessi e fattorini algerini accolgono i clienti. Hamid ha 25 anni, frequenta ingegneria informatica e si mantiene facendo il factotum per un negozio cinese. «I cinesi si integrano, ma non comunicano. Qualcuno parla “algerois,” (un incrocio tra francese e arabo). Ma sembrano arrivati per restare a lungo. Pensate che le tende e i vestiti che vendono qui sono prodotti nel quartiere di Hammadi, 40 chilometri di piccoli stabilimenti cinesi». Dimenticavamo. Se doveste andare al Teatro dell’Opera di Algeri, potrebbe esser utile sapere che si tratta di un regalo del Governo cinese. E se riusciste ad osservare con precisione lo spazio, sappiate che il primo satellite algerino perle telecomunicazioni è stato lanciato da Chichang, in Cina.

I NUMERI

60 mld $ L’impegno cinese per l’Africa. Il pacchetto è la somma di prestiti, linee di credito, fondi speciali, sgravi fiscali e progetti infrastrutturali destinati all’Africa nei prossimi anni 7,85 mid $ L’export cinese in Algeria. Le esportazioni di beni e servizi sono quasi il doppio di quelle francesi 3,3 mld Il costo del nuovo porto algerino. Basato su una partnership tra Cina e Algeria e localizzato a EI Hamdania, 70 km a Ovest di Algeri, sarà il punto di partenza della Nuova via della seta africana 42mila I cinesi in Algeria. Sono la prima comunità straniera del Paese, il doppio dei francesi, 40 volte gli italiani 270 metri L’altezza della Grande moschea La Grande moschea di Algeri, terza al mondo per dimensioni, è stata costruita dal colosso pubblico cinese China State Construction Engineering ed è costata un miliardo di dollari. Le fondamenta sono state subapplatate a un’impresa italiana 1 mln b/d. Produzione algerina di greggio. I crescenti consumi interni (500mila barili) stanno erodendo le esportazioni di greggio e di gas. Il Paese ha avviato un ambizioso programma infrastrutturale per dare il via a una difficile diversificazione dell’economia.

NON SOLO AFFARI Crescono i matrimoni misti sino-algerini Per comprendere un’altra persona bisogna imparare ad accettarla. Occorre cercare un punto in comune, e quando lo si trova rafforzarlo». Fazia Benyakoub, 42 anni è una donna intelligente e pragmatica. Eppure la sua vita non è stata facile. Il suo, spiega, è stato il secondo matrimonio in Algeria tra un cinese e un algerino. «Ora i tempi sono cambiati – racconta – . È più facile. Ma io mi ricordo che nel 2004, un anziano mi insultò dritto in faccia per aver osato andare contro le tradizioni». Cinesi e algerini. Due popoli a prima vista distanti, arroccati sulle rispettive tradizioni. Agli occhi dei più conservatori quegli uomini con gli occhi a mandorla sono «le più strane delle persone strane». Peri più religiosi sono «gente senza Dio, dedita a mangiare maiale e bere alcool». Per i più pigri restano «persone ossessionate dal denaro e dal lavoro». Punti di vista. Ma la crescente presenza di cinesi in Algeria ha inevitabilmente portato a quello che dai più diffidenti è visto come un preoccupante effetto collaterale mentre, per i più aperti, come un esperimento capace di arricchire: i matrimoni misti. Sarebbero circa mille le coppie sino-algerine convolate a nozze. In gran parte uomini d’affari e manager cinesi che si sono accasati con un’algerina. Fazia è sempre stata affascinata dalla cultura cinese. Tanto da studiarla ed essere assunta in un’azienda cinese. Ha incontrato il suo futuro marito sul luogo di lavoro. «In generale i cinesi non sono persone sentimentali. L’uomo che avevo davanti era invece un’eccezione, un cinese che mostrava le proprie emozioni. In principio comunicavamo a gesti. Io non volevo rinunciare ai miei valori. E non volevo rinunciare al mio futuro marito. Allora l’ho presentato alla mia famiglia che lo ha accolto. Due anni di visite in cui gli è stato spiegato l’Islam e le nostre tradizioni. E ci credete? Lui stesso ha deciso di convertirsi. Alla fine ha rinunciato anche a bere alcool». La coppia ha aperto un grande ristorante cinese ad Algeri che funge anche da centro culturale, oltre a un’attività di import di prodotti alimentari cinesi. «I nostri due figli? sorride Fazia – il loro aspetto è asiatico, il loro carattere algerino». Nel ristorante accorrono diversi giovani algerini per studiare cinese. Il loro insegnante è un giovane autodidatta algerino che impartisce ai più volenterosi lezioni di kung fu. Hajir, 26 anni, laureata in fisica teorica, arriva da una città lontana. Dove gli stranieri sono visti con sospetto. «Mi piacerebbe avere degli amici cinesi» confida mentre si aggiusta il velo islamico. La ragazza al suo fianco i capelli li ha sciolti. Ha solo 15 anni: «Ho degli amici cinesi. Comunichiamo con poche parole e a gesti. Sono gentili e rispettosi». Ma c’è reale integrazione? «I cinesi si integrano solo per questioni di lavoro» spiega Amal, 25 commessa. Il suo boss, Jambé, ha 27 anni. «Ho avuto offerte di matrimonio da cinesi ma le ho respinte. Abbiamo abitudini troppo diverse. Anche sul lavoro. «Sono abituato a lavorare otto ore spiega Ahmad, operaio alle dipendenze di un’azienda cinese – loro lavorano anche 12 ore di fila».

Longevo. Per Abdelaziz Bouteflika, 82 anni, in corsa anche alle prossime elezioni di aprile, la vittoria sarebbe la quinta consecutiva. Il presidente governa l’Algeria dal 1999 La corsa. La Cina di Xi Jinping punta con decisione sugli investimenti in Africa. Alcuni porti del continente sono destinati a diventare importanti snodi della Belt and Road Initiative Coppia mista. Fazia Benyakoub, 41 anni, ha sposato un cinese. Il suo è stato il secondo matrimonio misto del Paese. Insieme hanno aperto un ristorante ad Algeri.

Le imprese del gigante asiatico hanno sbaragliato concorrenti europei, turchi e dei Paesi del Golfo Dove l’Oriente incontra l’Islam. Un operaio cinese lavora alla costruzione del minareto della Grande Moschea di Algeri, affidata alla China State Construction Engineering Corporation [FOTO]

Roberto Bongiorni | Sole 24 Ore | 17.02.2019]]>

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