Aiuto, abbiamo perso la penna
di Annalisa Siani
Scrivere a mano aumenta l’intelligenza. Prendere carta e penna potrebbe essere un’ottima palestra anti-stress. Eppure la tastiera ha assassinato la scrittura. Dalla Corea del Sud la proposta di digitalizzare i testi scolastici per evitare la seccatura, fin da bambini, di prendere in mano carta e penna per scrivere e sottolineare. In Indiana, uno degli Stati Uniti, un singulto modernista ha adottato l’insegnamento della scrittura su tastiera: bandite penne, biro, matite ai “digitali nativi” (nati dopo il 2000, con il pc a portata di vagito). Dall’Inghilterra arriva un sondaggio allarmante secondo il quale un adulto su tre nell’ultimo mezzo hanno non ha più scritto niente di proprio pugno; gli intervistati hanno dichiarato di usare una penna una volta ogni 41 giorni. E nelle rare volte in cui si prende in mano la penna, la si usa per lo più per scrivere due parole: nome e cognome. Non si va oltre la firma, nella gran parte dei casi, quasi sempre in calce a un documento.
Il grosso della comunicazione scritta avviene attraverso le tastiere di un computer, o quelle dei vari dispositivi elettronici, tablet e smartphone. Tutto compreso, gli ormai 140 caratteri consentiti di un tweet (ormai è filosofia: costringono o fanno volare il pensiero umano?) e le pagine dei blogger. Sms, mail, tweet, “status” facebookiani… le emozioni, i desideri, le esperienze passano da lì, dalla tastiera allo schermo. E se vuoi leggere un libro sotto il sole, l’inchiostro si fa digitale come quello delle tavolette dei kindleniani, senza peso eppure con le note a margine a contenere le riflessioni che sgorgano via via leggendo, ma non c’è una matita a disposizione, c’è solo un touch screen. Anche la comunicazione verbale sta soffrendo pericolosamente: la funzione vocale dei cellulari è quasi accessoria perché per un telefono oggi sono essenziali la possibilità di rapida digitazione e la connettività internet.
In Germania, quel sondaggio allarmante ha indotto la Bild a pubblicare una efficace provocazione: la sua prima pagina ieri mattina è uscita interamente scritta a mano con un titolo strillato a chiare lettere: “Muore un pezzo di cultura”. E lettere vergate con un pennarello rosso, in perfetto stile tabloid: “ALARM”. Il giornale di Springer, ha richiamato una serie di dati: l’85% delle aziende in Germania lavora con le calcolatrici, il 79% delle famiglie possiede un computer a casa e la maggior parte di loro una connessione internet; a ciò si aggiungono i cellulari, con 12 milioni di Smartphone venduti nel paese nel solo 2011 (più 31%).
Ma la scrittura a mano rimane importante. E lo dimostra, paradossalmente, la quantità di applicazioni per pc e tablet con le quali si può simulare sullo schermo del dispositivo la scrittura a mano sullo schermo. Potrebbe perfino apparire un dinosauro il più famoso calligrafo della rete, l’anglo- fiorentino DJ. Quinn: ex cantante (per passione) e programmatore informatico. Si è stancato di battere le lettere sulla tastiera e ora scrive a mano per sé e per conto terzi. Un marziano che vende on line carta, inchiostro e pennini.
(Da La Nazione, 28/6/2012).















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