A Ventotene sventola la babele linguistica

A Ventotene sventola la babele linguistica e lo svilimento delle identità

Tradotto in arabo? Perché no. E in cinese? Perché no. Finisce così in una babele linguistica, la prima uscita pubblica del presidente Giorgio Napolitano. E’ stato lui, l’altroieri, a ricordare il “Manifesto federalista” scritto sull’isola-carcere di Ventotene da Altiero Spinelli assieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni.

Per l’inquilino del Colle “non c’è avvenire per l’Italia se non nel rifiuto di ogni stanca tentazione di ripiegamento su illusorie e meschine rivendicazioni dell’interesse nazionale”. E’ un “remake” della retorica europeista, quella che mira a fare a pezzi la nostra identità. A prendere la palla al balzo sono stati il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino e Marco Pannella: per la prima, infatti, il “Manifesto” andrebbe tradotto nella lingua del profeta “Maometto “perché la pace si fa fra gli Stati”. Per il signor Hood – secondo la definizione del leader radicale data da Francesco De Gregari – il testo andrebbe traslato anche nell’idioma cinese.

Sul ponte delle istituzioni italiane sventola la bandiera dello svilimento delle identità. “Mi spaventa – ha detto il ministro dell’interno Giuliano Amato – chi rivendica le radici cristiane dell’Europa”. A noi, invece, spaventa chi vuole un’Europa dai piedi d’argilla, incapace di tener conto delle istanze politiche e culturali dei suoi popoli.

(Da La Padania, 23/6/2006).

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