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Politica e lingue

A consulto della lingua malata

La lingua malata/ A consulto Accademia della Crusca, Dante Alighieri e Incamminati

Una cura per l’Italiano

di Claudio Marabini

Ravenna – Si sono riuniti ieri al capezzale della lingua italiana alcuni dei massimi medici in attivita’ oggi.. Lo stimolo iniziale e’ scaturito da un’antica e illustre Accademia tosco-romagnola: quella degli Incamminati di Modigliana, guidata da Natale Graziani. L’ Accademia ha lanciato un suo dettagliato manifesto. Non si salva una lingua malata con un manifesto. Intanto pero’ esso e’ molto esplicito e appassionato; e va aggiunto che nella sala del teatro Alighieri c’era moltissima gente: la sala strapiena. Infine l’importanza e l’autorita’ dei medici: il piu’ illustre, Francesco Sabatini presidente dell’ Accademia della Crusca, che sarebbe come dire il primario dell’ospedale piu’ antico e centrale. Poi uno studioso della nostra letteratura, critico e saggista, come Ezio Raimondi, che come pochi crediamo possa saggiare il polso del grande malato. Infine l’ambasciatore Bottai presidente della Dante Alighieri, la nostra massima organizzazione culturale conosciuta e operante in tutto il mondo.

Dice il manifesto degli Incamminati che il malato ha molti mali, ma par di capire che il maggiore consista nella minaccia degli anglismi oramai usati da tutti alla faccia della nostra lingua. E ne ha parlato con franchezza manageriale Sabatini. Ha cominciato col dire che “la lingua non e’ un vestito”, aggiungendo che anzi essa e’ “la cute”. Diciamo “carne” e va bene lo stesso. E ha citato l’Ascoli, antimanzoniano validissimo soprattutto oggi. Ha detto Sabatini: “Una lingua e’ una casa per molti che la usano”. E sembra a molti che possa occorrere per le lingue cio’ che occorre talora alle monete: il protezionismo. Ma per tutte le lingue europee e non solo per due o tre. Occorre evitare la gerarchizzazione delle lingue e l’insegnamento scolastico non va guidato dall’alto. La lingua deve rispondere alla richiesta. Purtoppo accade di sentire molti uomini di cultura che usano ormai l’inglese parlando fuori casa: come se noi non avessimo una nostra lingua, la stessa di Dante. L’Italia, dice Sabatini, “sta male” ed e’, sotto il profilo dell’uso della lingua, “in condizione critica”. La scuola ha fatto troppo poco ed e’ mancata una politica linguistica, siamo troppo cedevoli. E’ pero’ anche vero, continua Sabatini, che non si puo’ fare un vocabolario manzoniano di stato, come pensava da vecchio il Manzoni. Bisogna invece migliorare gli insegnanti di italiano, fermo restando che lo stato non puo’ dettare le regole del congiuntivo. Mentre e’ inaccettabile mostrare piacere per la dissoluzione della lingua italiana. La lingua italiana non e’ dunque un vestito, e’ la “cute”, come diceva Ascoli, e noi diremmo carne.

Ezio Raimondi all’inizio della sua appassionatissima perorazione ha detto quello che tutti sappiamo, o dovremmo, visto che la memoria tra noi e’ breve. “La lingua italiana ha fatto la nostra unita’ assai prima della politica”. Ma i tempi?

E la scuola? C’e’ senza dubbio in atto “un processo di impoverimento”; sia della lingua che della parola. Oggi, in tempi di globalizzazione, come si potrebbe allontanare il nostro passato dalla nostra lingua”? Ma e’ solo attraverso il passato “che potremo prendere possesso del presente”!

Bottai, da diplomatico di lunga carriera, ha sostenuto che al mondo “nessuno dubita che l’Italia sia una potenza culturale” e che da noi “ci si aspetta molto”. Non lo sapevamo ma gli facciamo credito volentieri. Pare sicuro che ci si aspetti da noi assai piu’ che dai tedeschi. Speriamo bene. Intanto pero’ si parla sempre peggio l’italiano, si usa sempre piu’ spesso e peggio l’inglese, si insegna poco bene l’italiano nella scuola e la stessa scuola non si sa bene che cammino percorra.

Da La Nazione 18/5/2003.

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2 commenti

  • La lingua malata/ A consulto Accademia della Crusca, Dante Alighieri e Incamminati

    Una cura per l’Italiano

    di Claudio Marabini

    Ravenna – Si sono riuniti ieri al capezzale della lingua italiana alcuni dei massimi medici in attivita’ oggi.. Lo stimolo iniziale e’ scaturito da un’antica e illustre Accademia tosco-romagnola: quella degli Incamminati di Modigliana, guidata da Natale Graziani. L’ Accademia ha lanciato un suo dettagliato manifesto. Non si salva una lingua malata con un manifesto. Intanto pero’ esso e’ molto esplicito e appassionato; e va aggiunto che nella sala del teatro Alighieri c’era moltissima gente: la sala strapiena. Infine l’importanza e l’autorita’ dei medici: il piu’ illustre, Francesco Sabatini presidente dell’ Accademia della Crusca, che sarebbe come dire il primario dell’ospedale piu’ antico e centrale. Poi uno studioso della nostra letteratura, critico e saggista, come Ezio Raimondi, che come pochi crediamo possa saggiare il polso del grande malato. Infine l’ambasciatore Bottai presidente della Dante Alighieri, la nostra massima organizzazione culturale conosciuta e operante in tutto il mondo.

    Dice il manifesto degli Incamminati che il malato ha molti mali, ma par di capire che il maggiore consista nella minaccia degli anglismi oramai usati da tutti alla faccia della nostra lingua. E ne ha parlato con franchezza manageriale Sabatini. Ha cominciato col dire che “la lingua non e’ un vestito”, aggiungendo che anzi essa e’ “la cute”. Diciamo “carne” e va bene lo stesso. E ha citato l’Ascoli, antimanzoniano validissimo soprattutto oggi. Ha detto Sabatini: “Una lingua e’ una casa per molti che la usano”. E sembra a molti che possa occorrere per le lingue cio’ che occorre talora alle monete: il protezionismo. Ma per tutte le lingue europee e non solo per due o tre. Occorre evitare la gerarchizzazione delle lingue e l’insegnamento scolastico non va guidato dall’alto. La lingua deve rispondere alla richiesta. Purtoppo accade di sentire molti uomini di cultura che usano ormai l’inglese parlando fuori casa: come se noi non avessimo una nostra lingua, la stessa di Dante. L’Italia, dice Sabatini, “sta male” ed e’, sotto il profilo dell’uso della lingua, “in condizione critica”. La scuola ha fatto troppo poco ed e’ mancata una politica linguistica, siamo troppo cedevoli. E’ pero’ anche vero, continua Sabatini, che non si puo’ fare un vocabolario manzoniano di stato, come pensava da vecchio il Manzoni. Bisogna invece migliorare gli insegnanti di italiano, fermo restando che lo stato non puo’ dettare le regole del congiuntivo. Mentre e’ inaccettabile mostrare piacere per la dissoluzione della lingua italiana. La lingua italiana non e’ dunque un vestito, e’ la “cute”, come diceva Ascoli, e noi diremmo carne.

    Ezio Raimondi all’inizio della sua appassionatissima perorazione ha detto quello che tutti sappiamo, o dovremmo, visto che la memoria tra noi e’ breve. “La lingua italiana ha fatto la nostra unita’ assai prima della politica”. Ma i tempi?

    E la scuola? C’e’ senza dubbio in atto “un processo di impoverimento”; sia della lingua che della parola. Oggi, in tempi di globalizzazione, come si potrebbe allontanare il nostro passato dalla nostra lingua”? Ma e’ solo attraverso il passato “che potremo prendere possesso del presente”!

    Bottai, da diplomatico di lunga carriera, ha sostenuto che al mondo “nessuno dubita che l’Italia sia una potenza culturale” e che da noi “ci si aspetta molto”. Non lo sapevamo ma gli facciamo credito volentieri. Pare sicuro che ci si aspetti da noi assai piu’ che dai tedeschi. Speriamo bene. Intanto pero’ si parla sempre peggio l’italiano, si usa sempre piu’ spesso e peggio l’inglese, si insegna poco bene l’italiano nella scuola e la stessa scuola non si sa bene che cammino percorra.

    Da La Nazione 18/5/2003.

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  • La lingua malata/ A consulto Accademia della Crusca, Dante Alighieri e Incamminati

    Una cura per l’Italiano

    di Claudio Marabini

    Ravenna – Si sono riuniti ieri al capezzale della lingua italiana alcuni dei massimi medici in attivita’ oggi.. Lo stimolo iniziale e’ scaturito da un’antica e illustre Accademia tosco-romagnola: quella degli Incamminati di Modigliana, guidata da Natale Graziani. L’ Accademia ha lanciato un suo dettagliato manifesto. Non si salva una lingua malata con un manifesto. Intanto pero’ esso e’ molto esplicito e appassionato; e va aggiunto che nella sala del teatro Alighieri c’era moltissima gente: la sala strapiena. Infine l’importanza e l’autorita’ dei medici: il piu’ illustre, Francesco Sabatini presidente dell’ Accademia della Crusca, che sarebbe come dire il primario dell’ospedale piu’ antico e centrale. Poi uno studioso della nostra letteratura, critico e saggista, come Ezio Raimondi, che come pochi crediamo possa saggiare il polso del grande malato. Infine l’ambasciatore Bottai presidente della Dante Alighieri, la nostra massima organizzazione culturale conosciuta e operante in tutto il mondo.

    Dice il manifesto degli Incamminati che il malato ha molti mali, ma par di capire che il maggiore consista nella minaccia degli anglismi oramai usati da tutti alla faccia della nostra lingua. E ne ha parlato con franchezza manageriale Sabatini. Ha cominciato col dire che “la lingua non e’ un vestito”, aggiungendo che anzi essa e’ “la cute”. Diciamo “carne” e va bene lo stesso. E ha citato l’Ascoli, antimanzoniano validissimo soprattutto oggi. Ha detto Sabatini: “Una lingua e’ una casa per molti che la usano”. E sembra a molti che possa occorrere per le lingue cio’ che occorre talora alle monete: il protezionismo. Ma per tutte le lingue europee e non solo per due o tre. Occorre evitare la gerarchizzazione delle lingue e l’insegnamento scolastico non va guidato dall’alto. La lingua deve rispondere alla richiesta. Purtoppo accade di sentire molti uomini di cultura che usano ormai l’inglese parlando fuori casa: come se noi non avessimo una nostra lingua, la stessa di Dante. L’Italia, dice Sabatini, “sta male” ed e’, sotto il profilo dell’uso della lingua, “in condizione critica”. La scuola ha fatto troppo poco ed e’ mancata una politica linguistica, siamo troppo cedevoli. E’ pero’ anche vero, continua Sabatini, che non si puo’ fare un vocabolario manzoniano di stato, come pensava da vecchio il Manzoni. Bisogna invece migliorare gli insegnanti di italiano, fermo restando che lo stato non puo’ dettare le regole del congiuntivo. Mentre e’ inaccettabile mostrare piacere per la dissoluzione della lingua italiana. La lingua italiana non e’ dunque un vestito, e’ la “cute”, come diceva Ascoli, e noi diremmo carne.

    Ezio Raimondi all’inizio della sua appassionatissima perorazione ha detto quello che tutti sappiamo, o dovremmo, visto che la memoria tra noi e’ breve. “La lingua italiana ha fatto la nostra unita’ assai prima della politica”. Ma i tempi?

    E la scuola? C’e’ senza dubbio in atto “un processo di impoverimento”; sia della lingua che della parola. Oggi, in tempi di globalizzazione, come si potrebbe allontanare il nostro passato dalla nostra lingua”? Ma e’ solo attraverso il passato “che potremo prendere possesso del presente”!

    Bottai, da diplomatico di lunga carriera, ha sostenuto che al mondo “nessuno dubita che l’Italia sia una potenza culturale” e che da noi “ci si aspetta molto”. Non lo sapevamo ma gli facciamo credito volentieri. Pare sicuro che ci si aspetti da noi assai piu’ che dai tedeschi. Speriamo bene. Intanto pero’ si parla sempre peggio l’italiano, si usa sempre piu’ spesso e peggio l’inglese, si insegna poco bene l’italiano nella scuola e la stessa scuola non si sa bene che cammino percorra.

    Da La Nazione 18/5/2003.

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