Da uno studio del British Council, ecco come si trasformeràil nostro modo di comunicare in un solo decennio 2015, l'inglese lingua globalela parlerà mezzo mondo
Gli errori saranno sempre più tollerati, i “puristi” meno compresidi CARLA POWER
Nella sola Asia il numero delle persone che parla inglese ha raggiunto i 350 milioni, all'incirca pari alla somma degli abitanti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Canada. Al momento ci sono più bambini cinesi che studiano l'inglese – 100 milioni – di bambini britannici. Chi apprende a parlare in inglese non assorbe passivamente la lingua, ma la trasforma. Nuove forme di inglese stanno dunque spuntando come funghi in tutto il mondo: si va dall'”Englog”, l'inglese che si parla nelle Filippine, al “Japlish” giapponese, all'”Hinglish”, un mix di hindi e inglese che spunta un po' ovunque, dalle pubblicità dei fast food ai campus universitari dell'Asia meridionale. La globalizzazione senza precedenti dell'inglese sarà un'autentica rivoluzione. In futuro secondo Crystal potrebbero coesistere tre forme di inglese: quello che si parla localmente con influenze dialettali, una varietà nazionale che si parlerà al lavoro o a scuola, e infine l'inglese standard internazionale utile a intendersi con gli stranieri. Considerato inoltre che i madrelingua inglese sono e saranno sempre più una minoranza nel mondo anglofono, va quasi affermandosi l'idea che gli studenti dovrebbero smettere di imitare l'accento di Boston e ricorrere piuttosto all'inglese parlato localmente. I ricercatori stanno iniziando a studiare gli “errori” commessi da chi parla inglese senza essere un madrelingua. Forse nell'arco di una generazione gli insegnanti non correggeranno più gli studenti che diranno “a book who” oppure “a person which”. La linguista Jennifer Jenkins, esperta di inglesi parlati nel mondo presso il King's College di Londra, si chiede perché alcuni asiatici, che hanno problemi a pronunciare il suono “th” dovrebbero sprecare il loro tempo a imparare a pronunciare correttamente “thing” invece di dire “sing” o “ting”, e sottolinea che i piloti internazionali già adesso pronunciano la parola “three” come “tree” nei loro comunicati via radio, essendo questa pronuncia molto più comprensibile. Di fatto, l'inglese è già oggi il comune denominatore linguistico. Con ogni probabilità se siete un business executive coreano a Shangai, un burocrate tedesco che sforna leggi su leggi a Bruxelles o un biochimico brasiliano che prende parte a una conferenza in Svezia, parlate comunque inglese. E i docenti universitari di Cambridge che persistono nel parlare il Queen's English potrebbero un giorno essere accolti con dei risolini di derisione o con sguardi assenti. I business executive inglesi o americani che persistono nell'usare le loro espressioni idiomatiche in gergo potranno un giorno perdere dei contratti. Soltanto una generazione fa erano solo le elite, i diplomatici e i direttori generali ad aver bisogno dell'inglese per lavoro. Oggi in Cina il Comitato organizzativo delle Olimpiadi di Pechino del 2008 sta invitando lo staff, le guide turistiche, i tassisti e persino i comuni cittadini ad imparare l'inglese. Anche la tecnologia riveste un ruolo di rilievo nel trionfo globale dell'inglese. L'ottanta per cento delle informazioni archiviate elettronicamente nel mondo sono in inglese. Il 66 per cento degli scienziati le leggono dunque in tale lingua. E le scuole stanno diventando sempre più creative: nell'agosto scorso la Corea del Sud ha aperto i suoi primi soggiorni full immersion. Il Gyeonggi English Village, costruito su una piccola isola del Mar Giallo e sovvenzionata dal governo provinciale, è dotata di una falsa banca in perfetto stile hollywoodiano, e di un finto aeroporto dove gli studenti devono effettuare tutte le possibili transazioni e operazioni in inglese. “In questo villaggio vogliamo preparare cittadini globali, che possano aiutare la Corea a competere e a vincere a livello internazionale nell'epoca della globalizzazione” afferma Sohn Hak Kyu, governatore della provincia di Gyeonggi.
(© 2005 Newsweek, Inc. Traduzione di Anna Bissanti) (28 febbraio 2005)








